BELLANO – Prosegue a tempi stretti l’abbattimento degli alberi sul suolo pubblico a Bellano: nei giorni scorsi è toccato al secolare ippocastano in Piazza Tommaso Grossi.

“Tutto questo motivato dai risultati dell’analisi del verde arboreo comunale commissionata dall’Amministrazione. Nel ricordare la difficoltà di contrapporre un parere competente e certificato ai risultati di quello studio, richiamiamo qualche osservazione non nuova – apre la discussione Legambiente -. Meglio spendere denaro pubblico per curare un albero piuttosto che abbatterlo e sostituirlo. Nello studio citato si parla di interventi urgenti entro gennaio 2022 e di buona pratica colturale entro il gennaio 2023 (forse si potevano invertire le scadenze). Non c’era e non c’è l’urgenza di intervenire. C’era e c’è il tempo per informare ed ascoltare cittadini e associazioni. Non è neppure la stagione adatta per il taglio degli alberi secondo l’esperienza e le norme che regolano il taglio dei boschi”.

“Non abbiamo visto, forse ci sono sfuggiti, gli interventi rispetto alle radici affioranti decorticate, alle radici avvolgenti intorno ai colletti, alla eliminazione dei tornelli in ferro che circondano le piante per consentire i parcheggi, all’interferenza di sottoservizi con l’apparato radicale, temi tutti presenti nello studio sul verde pubblico. Certamente si pone il tema importante della coesistenza di alberi, parcheggi e altri servizi urbani” continuano i membri del gruppo.

“Un’ultima nota sulle specie alloctone quali l’ippocastano (e perché no le palme): certamente non devono essere sostituite né tanto meno introdotte, ma non c’è necessità di eliminarle quando appartengono al vissuto di tutti noi e non hanno possibilità di diffondersi nell’ambiente cittadino. Non è invece ammissibile l’introduzione di nuove specie alloctone” concludono.

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