GRAVEDONA – Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento con alcune considerazioni sul test per l’ingresso alla Facoltà di Medicina firmato da Giorgio M. Baratelli – chirurgo, direttore dell’Unità di Senologia dell’Ospedale di Gravedona ed Uniti, membro del Comitato Scientifico Accademia di Senologia “Umberto Veronesi” e presidente della LILT di Como.

Premessa
In questo articolo non voglio indagare se il sistema “numero chiuso” per ingresso alla Facoltà di Medicina sia buono o cattivo, ma voglio circoscrivere la mia piccola riflessione sullo strumento utilizzato per formare questo numero.

I fatti
Le domande di ammissione sono state 77.736 (per la precisione 63.972 per i corsi in lingua italiana e 13.404 per i corsi in lingua inglese) e i posti disponibili sono 14.020 (bisogna nei conti considerare l’errore dovuto al fatto che uno stesso studente si è iscritto ai due test, quello in italiano e quello in inglese).
Comunque con una buona approssimazione 1 studente su 5 entrerà a frequentare la tanto desiderata facoltà.

Il problema
Il problema è quindi come operare una selezione tra i tanti candidati a fronte di posti limitati, cioè come selezionare quelli che diventeranno i nostri futuri medici, quelli che ci cureranno, che cureranno i nostri figli, i nostri nipoti, i nostri amici!

E anche su questo punto non voglio discutere per non addentrarmi in questioni di politica scolastica, sanitaria e di didattica

Il test
Si è pensato (ma non si conosce il nome e il cognome di questo o questi pensatori) e poi scelto di compiere una selezione basata sulle risposte di un test a risposte multiple (metodo che va di moda nei paesi anglofoni e che ovviamente abbiamo importato).

Certo un requisito intrinseco del test è che deve essere difficile perché se fosse facile non avrebbe il potere selezionate che gli è richiesto.

Anzi, essendo tanti i candidati e pochi i posti, il test deve essere non difficile, ma difficilissimo. Ovviamente in un regime democratico, qual è il nostro dove un dogma è l’uguaglianza derivata dalle “egalitè, libertè, fraternitè” inneggiate dalla rivoluzione francese, non si tiene minimamente conto della meritocrazia, valutabile ad esempio sui risultati ottenuti al liceo (anche su questo punto si potrebbero sollevare distinguo ed obiezioni varie).

Quindi tutti uguali, bravi e meno bravi, portati e meno portati, davanti al foglio del test, come davanti alla legge (sic!).

Esaminiamo da vicino questo test d’ammissione
Il test è costituito da 60 domande a risposta multipla (una risposta esatta su 5 risposte proposte) da svolgere in 100 minuti, il che vuol dire 100 secondi per ogni domanda, cioè 1 minuto e 40 secondi, arrotondabile a un minuto e mezzo se si tolgono circa 10 secondi (in media) necessari per leggere e capire la domanda.

E già questo del tempo è un’impresa dura, che da una parte serve ad eliminare gli ansiosi (presumendo che un medico non deve essere ansioso, altro punto che porterebbe a una discussione collaterale difficile), dall’altra favorisce l’azzardo (simile al gioco d’azzardo) di mettere una crocetta ad una risposta, considerando che si ha una percentuale del 20% di indovinare la risposta esatta, in caso che le cinque risposte siano di pari valore o la domanda sia totalmente incomprensibile, percentuale che può comunque salire ed arrivare al 50% (pari o dispari, rosso o nero, testa o croce), in caso di tre risposte palesemente errate, che lasciano in boicottaggio solo le altre due.

La seconda considerazione riguarda l’analisi sostanziale delle domande, in particolare valutando la loro “appropriatezza” (termine di politica sanitaria piaceva tanto alla ex-ministra della Salute Beatrice Lorenzin e e che continua a piacere anche a me, perché ricorda il valore della coerenza) di selezionare i più meritevoli per iscriversi a Medicina.

Perché tutti, io per primo, pretendiamo di essere curati da un bravo medico e non vorremo più sentir parlare di malasanità.

Le domande sono suddivise in 10 di logica, 12 di cultura generale, 18 di biologia, 12 di chimica e 8 di fisica e matematica.

Ci sarebbe da chiedere perché la scelta si limita a queste discipline, senza prendere in considerazione altre altrettanto nobili (Astrofisica, Letteratura Orientale, Paleontologia, ecc …).

Dopo aver scaricato le domande del test di quest’anno dal sito del ministero, ho tentato di capire e rispondere.

Con qualche possibile errore ecco le mie conclusioni.
Tra le 10 domande di logica 5 sono di matematica e una di insiemistica; tra le 12 domande di cultura generale due sono di logica, a una si risponde utilizzando la logica per esclusione, una è relativa ad un anglicismo.

Tra le 18 domande di biologia ce ne sono 3 o 4 impossibili.

Infine le 12 domande di chimica e le 8 di fisica e matematica (per un totale di 20 domande pari al 33% del test) sono difficilissime e soprattutto non pertinenti con la Medicina, ad eccezione forse di due domande di chimica.

Queste 20 domande potrebbero essere tranquillamente fatte ai candidati alla facoltà di Ingegneria, di Fisica, di Matematica e forse di Chimica. E anche per questi studenti sarebbero domande ardue e ostiche.

L’inappropriatezza delle domande rende il test difficilissimo, quindi certamente selezionante, ma altrettanto certamente assurdo, perché c’è il rischio di favorire non lo studente meritevole ma quello che ha avuto la fortuna di indovinare la risposta esatta.

Finale con sorpresa
Infine è interessante scoprire poi che 4 domande del test erano sbagliate, cioè il 6.7%. Facendo un paragone forse un po’ semplicistico, io, che faccio il chirurgo, non mi farei mai operare da un collega che su 100 interventi ne sbaglia 6 o 7. Non so voi.

Ma questo succede al Ministero dell’Università e della Ricerca (i nomi suonano sempre molto bene proprio perché scelti “altisonanti”) della Repubblica Italiana, non del Togo o del Ghana, per citare due paesi africani dove ho lavorato, tanto che la ministra dell’Università, Messa (per nulla santa), non ha potuto far altro che ammettere gli errori e dichiarare che “annulleremo le domande sbagliate”.

Conclusioni
1 “Vergogna, tremenda vergogna!” anche se non ci si vergogna più di niente; e vergogna particolarmente pericolosa perché più nessuno si indigna o prende posizione; questo è il problema dell’“animo abituato”, sul quale tutti dovremmo riflettere.

2 Vergona anche perché chi al ministero ha sbagliato le domande non sarà né multato, né sospeso, né licenziato e soprattutto non comparirà con la sua faccia sui giornali e nei Tg della sera, come avvererebbe per il chirurgo che ha dimenticato in addome una garza o una pinza (storia dei due pesi e due misure; ma il chirurgo sbadato come avrà fatto a superare il test?).

3 Per la cronaca, confesso che io non avrei superato il test, proprio perché ho studiato, e tanto, per laurearmi e specializzarmi col massimo dei voti e lode, ma ho studiato solo cose mediche!

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