VALLE SERIANA – I sindaci dell’Alta Valle Seriana si oppongono con forza alla possibile soppressione del servizio notturno di ambulanza gestito dalla Croce Blu di Gromo. Nonostante il basso numero di chiamate registrate, i primi cittadini sottolineano che il servizio è vitale per i piccoli comuni montani, dove ogni minuto può fare la differenza, e hanno ribadito l’importanza di trovare soluzioni alternative senza penalizzare le comunità locali.

Il bando per la nuova assegnazione del servizio, già pubblicato e in scadenza ad agosto, prevede il pagamento “a gettone” per le prestazioni notturne, ovvero solo in caso di effettiva uscita. Questo sistema, secondo gli amministratori bergamaschi, rischia di mettere in difficoltà le associazioni che impiegano personale retribuito, rendendo insostenibile il mantenimento del servizio. È stato anche evidenziato come le decisioni non possano basarsi solo su dati assoluti, ignorando le specificità dei territori.

Un altro punto critico riguarda la logistica: per esempio, partire da paesi distanti tra loro può cambiare radicalmente i tempi di intervento e, di conseguenza, le possibilità di sopravvivenza. Per questo, i sindaci chiedono che venga aperto un tavolo di confronto permanente per monitorare la situazione e cercare soluzioni condivise.

Una vicenda simile si è verificata in Alto Lario, dove l’automedica era stata spostata da Bellano a Colico, suscitando forti proteste da parte dei sindaci locali. Anche in questo caso, le scelte sono state guidate da criteri statistici e di efficienza, con l’introduzione di una fase di test di sei mesi per valutare l’efficacia del nuovo assetto. I sindaci hanno lamentato la mancanza di comunicazione e trasparenza da parte di Areu, chiedendo maggiore coinvolgimento nelle decisioni e una distribuzione più equa dei servizi di emergenza.

Sia in Valle Seriana che in Alto Lario, emerge un problema strutturale: l’uso dei dati aggregati per giustificare tagli o spostamenti di servizi, senza considerare le caratteristiche geografiche, demografiche e turistiche delle zone. I territori montani e lacustri, spesso penalizzati, chiedono un approccio più umano e meno burocratico alla gestione dell’emergenza.