ROMA – La Corte d’Appello Militare di Roma ha confermato l’assoluzione del brigadiere dei Carabinieri Antonio Milia dall’accusa di “insubordinazione con violenza pluriaggravata” – termine usato dal codice penale militare per indicare l’omicidio volontario – a causa di un “difetto di imputabilità”. Dopo un nuovo esame peritale in secondo grado, i giudici hanno ribadito che Milia era e rimane completamente incapace di intendere e di volere, oltre a rappresentare un pericolo sociale.
La decisione chiude un’altra tappa del processo per l’uccisione del comandante della stazione Carabinieri di Asso, Doriano Furceri, palermitano e per 17 anni al al comando della stazione di Bellano, colpito a morte con colpi di pistola nella caserma il 27 ottobre del 2022. Milia, suo diretto subordinato, era stato già assolto in primo grado dal Tribunale Militare di Verona.
In appello, è stata commissionata una perizia collegiale a tre esperti: il medico legale Giovanni Arcudi, lo psichiatra e neurologo Marco Zanasi e lo psichiatra Gianluca Somma. Hanno diagnosticato in Milia un disturbo delirante persecutorio, caratterizzato da deliri persistenti per almeno un mese, ben organizzati e formalmente plausibili, ma basati su credenze errate, immutabili e scollegate dalla realtà.
La difesa, curata dall’avvocato Roberto Melchiorre, ha così ottenuto per la seconda volta il riconoscimento della non imputabilità. La famiglia della vittima, assistita dall’avvocato Paolo Camporini e sempre parte civile nel procedimento, ha preso atto della sentenza emessa ieri.
RedCro
