COLICO – Il ricordo della Battaglia di Nikolajewka, combattuta il 26 gennaio 1943 durante la tragica ritirata di Russia, continua a rappresentare un punto fermo per gli Alpini. Anche quest’anno la Sezione Alto Lario si è ritrovata a Colico per celebrare l’83° anniversario, rinnovando un rito che dal 1950 unisce generazioni di Penne nere.

La giornata commemorativa si è aperta con la sfilata per le vie del paese, seguita dall’alzabandiera e dalla messa nella chiesa parrocchiale. La celebrazione è stata concelebrata dal cardinale Francesco Coccopalmerio, dal parroco don Lucio Fasoli e da don Claudio Salotti, cappellano militare del 5° Reggimento Alpini.

Terminato il momento religioso, autorità civili, militari e religiose, insieme a centinaia di Alpini, si sono radunate in Piazza 5° Alpini per la deposizione della corona al monumento ai Caduti e per gli interventi ufficiali. A fare gli onori di casa è stato il presidente sezionale Stefano Foschini.

Nel suo discorso, Foschini ha richiamato il significato profondo della commemorazione: “Oggi ricordiamo il sacrificio degli Alpini e di tutti i soldati coinvolti nella campagna di Russia, così come i caduti e i dispersi di ogni guerra. Non celebriamo una vittoria, ma una battaglia combattuta per la ritirata, per poter tornare a baita”.

Il presidente ha sottolineato l’importanza di trasmettere alle nuove generazioni la memoria di quei fatti, affinché comprendano il peso dei sacrifici e delle sofferenze vissute. Un richiamo reso ancora più attuale dal riferimento ai conflitti odierni: “È angosciante constatare che, dopo 83 anni, quelle stesse terre siano ancora teatro di un’invasione”.

A dare voce alla speranza nel futuro sono stati i bambini della scuola primaria, che hanno intonato “L’ultima notte degli Alpini”, momento particolarmente sentito da tutti i presenti.

A seguire è intervenuta la sindaca di Colico, Monica Gilardi, che ha ribadito il valore storico e umano della ricorrenza: “Siamo qui per rendere omaggio al sacrificio degli Alpini, i nostri soldati della montagna. Il nome di Nikolajewka può sembrare lontano, ma per noi rappresenta un simbolo di coraggio, resistenza e fratellanza”.

Guardando al gennaio del 1943, Gilardi ha ricordato come quel piccolo villaggio nella steppa russa sia diventato uno dei luoghi più emblematici della storia alpina, segnato da una delle pagine più drammatiche ed eroiche del Corpo.