COLICO – La nuova data dell’attesissimo (e discusso) referendum consultivo sul paventato passaggio del Comune di Colico dalla provincia di Lecco a quella di Sondrio resta in sospeso: l’apposita Commissione comunale convocata in fretta e furia ha deciso di non fissarla e ha contestualmente rimandato ogni scelta in materia alla Prefettura di Lecco.
Lo stop della Commissione
La Commissione comunale per il referendum si è riunita il 25 novembre, a pochi giorni dall’approvazione in Consiglio comunale della mozione di maggioranza che “interpreta” l’articolo 52, comma 7, dello Statuto, aprendo alla possibilità di anticipare il voto alla primavera 2026 ed eventualmente di accorparlo al referendum costituzionale sulla giustizia atteso per il 2026. La Commissione ha preso atto di questo nuovo indirizzo politico, ma ha scelto di sospendere il procedimento, ritenendo di non avere la facoltà di decidere autonomamente su un eventuale accorpamento con la consultazione nazionale e di non poter rideterminare la data senza indicazioni del Governo territoriale.
I vincoli di Statuto e regolamento
Nel verbale del 25 novembre viene richiamata la precedente decisione del 1° settembre, quando la stessa Commissione aveva fissato il referendum comunale al 6 settembre 2026, applicando alla lettera il vincolo dei dodici mesi dall’ultimo referendum “di qualsiasi tipo”, dopo le consultazioni nazionali di giugno sul lavoro e la cittadinanza. L’interpretazione autentica approvata in consiglio il 21 novembre restringe ora quel vincolo ai soli referendum comunali, con efficacia retroattiva, ma proprio questa operazione è contestata da tutta l’opposizione, che la considera una modifica sostanziale dello Statuto, soggetta ai tempi ordinari di pubblicazione e di entrata in vigore, non comprimibili con la clausola di immediata eseguibilità.
> Verbale commissione referendum 25 11
Le contestazioni dell’opposizione
Nella lettera del 24 novembre, inviata alla Commissione, al Prefetto e agli organi comunali, il legale che rappresenta i quattro consiglieri di minoranza elenca una serie di presunte irregolarità: dalla natura non meramente interpretativa della delibera statutaria, al mancato rispetto dei termini previsti dal Testo unico degli enti locali per l’efficacia delle modifiche statutarie e dei regolamenti, fino alla tempestiva convocazione della Commissione prima ancora che tali termini fossero spirati. I consiglieri chiedono in sostanza di modificare lo Statuto nei tempi adeguati, con il rispetto delle procedure, ricordando che lo stesso Statuto era già stato applicato in senso rigoroso quando, dopo i referendum nazionali di giugno, si era rinviato il voto comunale al 2026 proprio per evitare sovrapposizioni tra consultazioni “di qualsiasi tipo”. In definitiva, le minoranze vogliono il referendum, e per questo chiedono la modifica senza forzature arbitrarie.
Il ruolo della Prefettura e il clima politico
Alla luce di queste obiezioni e dei dubbi sulla possibilità di far coincidere il voto comunale con il referendum costituzionale, la Commissione ha deliberato all’unanimità di trasmettere tutti gli atti alla Prefettura di Lecco, chiedendo un nulla osta esplicito sulla data e sull’eventuale accorpamento, e di sospendere il procedimento fino al riscontro prefettizio e alla formale indizione della consultazione nazionale. Dal fronte di minoranza si sottolinea come la rapidità della sequenza – delibera consiliare, convocazione lampo della Commissione, tentativo di anticipare il referendum – e la necessità di un intervento del Prefetto confermino la fragilità giuridica dell’operazione, giudicata “fuori legge” o comunque ad alto rischio di illegittimità, tanto da attirare l’attenzione generale sul tema.
RedPol
