PERLEDO – La Sala Blu rappresenta, nel sistema ferroviario italiano, l’infrastruttura immateriale che rende concretamente esigibile il diritto alla mobilità per le persone con disabilità e per le persone a mobilità ridotta (PRM). Non è un servizio “di cortesia”, ma l’elemento che trasforma una rete di linee ferroviarie in una rete effettivamente accessibile, capace di offrire assistenza organizzata, continuità del servizio e informazioni comprensibili. Su questo tema la cronaca locale di LarioNews ha già dedicato vari approfondimenti, in particolare attraverso le inchieste e le lettere pubblicate dal perledese Renato Ongania riguardo la stazione dei treni di Varenna–Esino Lario–Perledo.
In questo quadro, la stazione di Varenna–Esino Lario–Perledo occupa una posizione strategica: lungo l’asse Lecco–Colico, è una porta d’accesso privilegiata a un territorio ad altissima vocazione turistica e sempre più integrato nei flussi internazionali. Da Varenna infatti vi è un flusso importante di turisti che si reca in visita “dall’altra parte del lago di Como”. Per questo snodo sono stati investiti fondi pubblici significativi, legati all’ammodernamento della linea in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali Milano–Cortina 2026, e con un importante intervento milionario proprio nell’infrastruttura di Perledo.
Eppure, nonostante il contesto favorevole e le risorse dedicate, la stazione è tuttora priva di un servizio equivalente alla Stanza Blu (presente a Lecco), nulla di stabile e strutturato, dedicato all’assistenza alle persone con ridotta mobilità.
“Ci troviamo di fronte a un paradosso evidente – afferma Renato Ongania – i Giochi Paralimpici vengono programmati, celebrati e finanziati, mentre i bisogni di mobilità quotidiana dei cittadini con disabilità vengono lasciati ai margini. Gli atleti con disabilità vengono giustamente onorati sul palcoscenico globale, ma i cittadini con disabilità di Perledo, Varenna ed Esino Lario (oltre che i turisti e gli altri utenti), nella vita di tutti i giorni, non dispongono nemmeno dei servizi minimi per poter salire su un treno in condizioni di autonomia e dignità”.
“Questa discrepanza – continua Ongania – non è soltanto un problema di immagine o di coerenza simbolica. È un fallimento di governance: significa che l’accessibilità è stata considerata un accessorio. Qualcosa che, se c’è, è meglio, ma se manca non blocca il flusso delle decisioni e dei finanziamenti. In una prospettiva di diritti, però, l’accessibilità non può essere trattata come un bonus: è una condizione di base perché l’infrastruttura finanziata con risorse pubbliche sia davvero al servizio di tutti”.
Come promotore di questa segnalazione, Renato Ongania sintetizza così lo stato dell’interlocuzione istituzionale: “Negli ultimi mesi ho inoltrato ripetuti appelli pubblici agli amministratori locali, senza ricevere riscontri sostanziali. Ho trasmesso segnalazioni circostanziate a Ferrovie dello Stato, a Trenord e a una dozzina di associazioni impegnate nella tutela delle persone con disabilità e delle persone a mobilità ridotta. Il risultato, ad oggi, è fatto soprattutto di promesse e dichiarazioni di intenti. Se questa situazione di stallo dovesse protrarsi, il passo successivo sarà la promozione di una raccolta firme pubblica: a quel punto il mio j’accuse sarà particolarmente severo, perché fondato su una documentazione ampia e su un’evidente inerzia istituzionale”.
Per colmare questo divario, Ongania ha proposto una raccomandazione di policy alla Commissione Europea, nell’ambito dell’iniziativa “Rafforzare la strategia per i diritti delle persone con disabilità fino al 2030” (link):
“Introdurre una condizionalità obbligatoria che colleghi ogni finanziamento per infrastrutture di trasporto al rispetto di standard minimi di servizio per l’assistenza alle persone con ridotta mobilità. Ciò implica almeno quattro elementi:
- disponibilità garantita del servizio,
- procedure semplici e trasparenti,
- continuità sull’intera tratta,
- informazioni accessibili e facilmente reperibili.
A questi criteri va affiancato un sistema di responsabilità chiare e un monitoraggio indipendente, in grado di verificare non solo l’esistenza formale dei servizi, ma la loro effettiva operatività”.
“Il caso della stazione – conclude Ongania – può diventare un banco di prova concreto per questa impostazione: un contesto turistico internazionale, un collegamento strategico, risorse già stanziate, una chiara domanda di accessibilità da parte della cittadinanza. In linea con lo spirito dei Giochi Paralimpici: l’inclusione non si esaurisce nella celebrazione di grandi eventi, ma si misura nella qualità dei servizi quotidiani”.
Per approfondire, si vedano in particolare gli articoli pubblicati da LarioNews sul tema:
- “Varenna-Esino Lario-Perledo. La stazione dimenticata nel circuito PRM” (22 settembre 2025), disponibile su: https://www.larionews.com/lario/varenna-esino-lario-perledo-la-stazione-dimenticata-nel-circuito-prm
- “Accessibilità e diritti. Perché la stazione di Varenna non è ancora nel circuito delle Sale Blu?” (14 ottobre 2025), disponibile su: https://www.larionews.com/lario/accessibilita-e-diritti-perche-la-stazione-di-varenna-non-e-ancora-nel-circuito-delle-sale-blu
- “Lettera. ‘Sala Blu a Varenna un diritto, tra Milano-Cortina, dinosauri e disabilità’” (19 dicembre 2025), disponibile su: https://www.larionews.com/lario/lettera-sala-blu-a-varenna-un-diritto-tra-milano-cortina-dinosauri-e-disabilita
