Nel 2025, il panorama delle droghe leggere in Italia è attraversato da un passaggio decisivo. Dopo l’entrata in vigore del Decreto Sicurezza che avrebbe vietato la cannabis light e introdotto sanzioni automatiche per chi guida con presenza di THC, a fine giugno la Corte di Cassazione ha sollevato forti dubbi sull’incostituzionalità e la sproporzione di tali misure.

Il Decreto Sicurezza e gli effetti in Italia

Dal 12 aprile 2025, il Decreto Sicurezza ha reso illegale la vendita e il consumo di cannabis light, colpendo soprattutto le infiorescenze a basso contenuto di THC. Analogamente, la presenza di THC nel sangue o nella saliva comportava ritiro immediato della patente, sospensione e sanzioni, anche senza prova di alterazione psicofisica. Il risultato: oltre 30.000 lavoratori a rischio tra coltivatori e rivenditori, con un impatto fiscale stimato in circa 500 milioni di euro.

La svolta della Cassazione

Con la Relazione n. 33 del giugno 2025, la Corte di Cassazione ha espresso pesanti rilievi sulle norme in vigore, definendo tali misure eccessive, in urgenza e scarsamente proporzionate. La Suprema Corte ha sottolineato:

  • È inappropriato equiparare automaticamente la presenza di THC all’effettiva alterazione alla guida.
  • Il divieto della cannabis light appare ingiustificato scientificamente e contrario al diritto UE.
  • Si è creato un vulnus al principio di legittima aspettativa dei consumatori e operatori.

Nonostante non sia una sentenza vincolante, la Relazione rappresenta un orientamento importante, che apre la strada a possibili ricorsi alla Corte Costituzionale e alla revisione delle norme.

Cannabis light nei CBD shop e spiragli aperti

Il Decreto Sicurezza ha colpito duramente la vendita della cannabis light nei CBD shop, includendo anche derivati come oli e pomate. La Cassazione ha però evidenziato che tali restrizioni non hanno fondamento scientifico né giuridico, indebolendo il divieto e offrendo ulteriori argomentazioni per chi vorrà impugnare i provvedimenti.

Il modello svizzero a confronto

Accanto alla situazione italiana, la Svizzera offre un modello di approccio progressista:

  • È legale possedere e coltivare cannabis con meno dell’1 % di THC, incluse le esperienze pilota per la cannabis ricreativa, già in corso in diversi cantoni.
  • Dal 2022 è autorizzato l’uso medico, prescrivibile da medico senza permessi speciali.
  • Test recenti confermano che l’introduzione di cannabis regolamentata può ridurre il consumo problematico, come evidenziato da studi condotti a Basilea.

Il percorso elvetico procede verso una regolamentazione completa entro il 2026, con controlli statali e limitazioni su quantità e accesso, con l’obiettivo di tutelare la salute pubblica e il mercato legale.

Quali sviluppi aspettarsi in Italia

A seguito della Cassazione:

  • Ricorsi individuali e collettivi potrebbero ottenere misure cautelari e reclami contro la sospensione patrimoniale immediata.
  • È probabile un intervento della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del decreto.
  • Il caso svizzero, prossimo e pragmatico, offre un esempio operativo: legalizzazione controllata, protezione dei consumatori e mercato regolato.

Conclusioni

Nel 2025, l’Italia si trova all’incrocio tra un approccio restrittivo e repressivo, e un modello europeo più razionale e scientificamente orientato. La Cassazione dà nuovi margini per riportare equilibrio, proporzionalità e giustizia nel trattamento delle droghe leggere. Resta ancora aperta una partita decisiva: quella di conciliare sicurezza stradale, diritti dei pazienti e sostenibilità economica del settore.

In questo scenario, il confronto tra il contesto italiano e la vicina Svizzera non solo evidenzia differenze normative, ma lancia un modello alternativo che merita seria attenzione nei prossimi anni.