È la notizia di questi giorni, pubblicata dal portale della Diocesi di Milano e ripresa da altri siti, apparsa in un articolo di Valerio Ricciardelli, nostro columnist per le politiche economiche e scolastiche, originario di Esino e biografo del sacerdote ambrosiano.
L’articolo del portale della Diocesi
Lo studioso ci porta a conoscenza di una sconosciuta pubblicazione di don Rocca, fatta nel 1921, quand’era ancora coadiutore a Malgrate prima di essere destinato nella difficile parrocchia di Esino.
L’occasione di parlarne giunge dal recente convegno, svolto all’Università Cattolica di Milano e organizzato dal Movimento Cristiano dei lavoratori sul tema: “Il Cattolicesimo associato nella Dottrina sociale della Chiesa da Leone XIII a Leone XIV”, dove è intervenuto l’Arcivescovo Delpini con una sua prolusione di ” luci e ombre” sull’argomento.
Leone XIII fu il papa dell’enciclica Rerum Novarum, scritta nel 1891, che ispirò e indirizzò la Dottrina sociale della Chiesa, di cui don Rocca ne fece un grande uso nell’applicare quegli insegnamenti per promuovere una giusta riforma agraria che risolvesse a quei tempi la grande crisi in cui versavano i contadini, per le ingiuste contrattazioni con i proprietari terreni.
Il pensiero e gli indirizzi di don Rocca alla politica di quei tempi, sono descritti magistralmente nel suo libro: “L’agitazione dei contadini milanesi e comaschi”, che dedicò all’onorevole Achille Grandi perché ne facesse un uso adeguato in Parlamento, e per tale ragione fu definito appropriatamente un “libro bianco”.

Questa pubblicazione è stata per lungo tempo sconosciuta e solo una ventina di anni fa ritrovata nella Biblioteca comunale di Como da Angelo De Battista, già preside dell’ITI Badoni di lecco.
Ricciardelli la ricordò più volte nei suoi scritti e nelle sue conferenza e soprattutto ne fece un’ampia sintesi nel volumetto: “Conversazioni libere su don Rocca”, edito dall’Associazione culturale Quaderni di storia Esinese.

Conversazioni libere su don Rocca
La pubblicazione dell’eccezionale sacerdote esinese, definito dal suo popolo e a ragione il più grande benefattore del Paese, è di una enorme attualità nel contesto del nuovo pontificato di Leone XIV, definito nella conclusione del convegno milanese dal presidente del Movimento cristiano dei lavoratori “una quarta rivoluzione industriale, in cui sono da attenzionare nuove sfide per la difesa della dignità umana e il lavoro”.
Ma l’attualità dell’apostolato di don Rocca, sempre secondo Ricciardelli, è anche sottesa nelle “ombre” richiamate dall’Arcivescovo nel suo intervento al convegno, quando osserva che “la memoria non può essere solo commemorazione, ossia una stucchevole autocelebrazione da Museo”, ma “dobbiamo essere chiamati a una presenza significativa nella società in quanto cristiani e non per una ideologia o un interesse autoreferenziale” e “dobbiamo lavorare per l’incisività della testimonianza e coltivare speranza per seminare speranza”.
Il libro bianco di don Rocca, già più di 100 anni fa aveva anticipato le indicazioni del nostro Arcivescovo. In quel testo, che meriterebbe di essere ripubblicato e oggetto di ulteriori approfondimenti, “nel contesto del declino di quell’epoca post Prima Guerra mondiale, la Dottrina sociale della Chiesa, ben interpretata da don Rocca con saggia competenza anche negli aspetti tecnici, economici e sociali, superava la silenziosa complicità del disinteresse dei politici”, e grazie ad Achille Grandi il documento del “giovane pretino “irrompeva in Parlamento e diventava il grimaldello per la nuova riforma agraria.
Questa è una delle ragioni per cui gli insegnamenti di don Rocca sono ancora attuali.
