Fiumelatte. Cerimonia per i partigiani fucilati: “Testimoni d’amore, ispirino la nostra comunità”

14 Gennaio 2020 | Lario, Lierna/Varenna

VARENNA – In occasione del 75° anniversario della fucilazione fascista dei partigiani di Rancio e del lago a Fiumelatte, Anpi Lecco in collaborazione con i circoli “Libero Pensiero” e “S.Pio X” di Rancio si sono dati appuntamento alla Montagnetta di Fiumelatte per ricordare l’omicidio di Bonacina Carlo di Rancio, Inverni Ambrogio di Bellano, Maggi Giuseppe di Rancio, Panzeri Virgilio di Rancio, Pasut Domenico di Mandello e Rusconi Carlo di Vendrogno. Tra le autorità presenti il sindaco di Varenna Mauro Manzoni, l’assessore comunale di Lecco Lorenzo Goretti, il consigliere comunale di Lecco Bruno Biagi e il parroco don Carlo Lucini che ha recitato una preghiera per la pace e ha impartito la benedizione ai presenti.

“Oggi viviamo in un’epoca segnata da valori precari e da principi mutevoli dove gli ideali – ha detto il sindaco Manzoni nel sui intervento – barattabili con impudenza, sono penetrabili da effimere e corruttibili ambizioni. Sembra poi smarrita la capacità di indignarsi dinanzi a comportamenti che tendono ad immolare sull’altare del trasformismo l’esercizio della coerenza, che viene ormai percepita come un futile concetto che non va più di moda. Le vite di questi sei partigiani dovrebbero rappresentare un segno eloquente per le nostre comunità: ci rammentano di non abdicare mai a difendere i propri ideali per evitare il rischio di perderci nelle acque tumultuose della vita e ci insegnano ad orientarci nei sentieri faticosi dell’esistenza dando il giusto peso alle cose”.

“La centralità degli esseri umani in ogni processo sociale, culturale, politico e economico deve essere un valore indiscutibile, già peraltro sancito in modo chiaro e definitivo nella nostra Carta Costituzionale. Purtroppo la misera e, a volte, miserabile cronaca quotidiana ci racconta il crescere di pulsioni xenofobe, razziste, egoistiche, che fanno considerare perfino la pietà come una debolezza che non ci si può più permettere. A questo imbarbarimento di pensiero, di linguaggio, di azione noi ci possiamo opporre con un netto rifiuto, con una vita vissuta “altrimenti”, capace cioè di sottrarsi concretamente, in ogni occasione che ci si potrebbe presentare innanzi, nel fomentare e perpetuare disdicevoli comportamenti, ma soprattutto adoperandoci per far risplendere nelle nostre vite quegli ideali che proclamiamo con le parole. Le vite di questi sei partigiani testimoniano in modo trasparente questo amore per gli altri e noi oggi le onoriamo perché il loro esempio ispiri e illumini ancora i nostri cammini e quelli degli uomini e delle donne delle nostre piccole comunità”.