GRAVEDONA ED UNITI – Oggi, venerdì 5 febbraio, va in pensione Franca Arrigoni, dopo 40 anni e 9 mesi di lavoro all’ospedale Moriggia-Pelascini di Gravedona.

Ha iniziato come infermiera neodiplomata nel reparto di Medicina uomini ai “tempi mitici” del dottor Battaglia e di suor Anna, poi ha lavorato in altri reparti; negli ultimi anni è stata caposala prima ai poliambulatori e ai prericoveri, poi nel reparto di Chirurgia. È molto conosciuta non solo per i ruoli che ha ricoperto, ma soprattutto per il modo con il quale ha svolto la sua professione, che può essere sintetizzato con 4P (come la medicina 4P che sta andando di moda) di passione, professionalità, precisione e partecipazione attenta ai bisogni dei pazienti e dei loro familiari.


Mancherà, anche se sarà sostituta da un’altra caposala altrettanto brava. “Ieri, chiacchierando mentre raccoglieva le sue cose, mi ricordava che io l’avevo aiutata a prepararsi al concorso per diventare di ruolo – racconta il dottor Baratelli, direttore dell’ unità di senologia del Moriggia Pelascini -. Sono i ricordi di episodi di una lunga vita ospedaliera, che ritornano e riaffiorano, come ho scritto nella lettera di saluto. Il mio saluto comunque vuol essere un arrivederci, perché le ho proposto di darmi ancora una mano come volontaria nell’ambulatorio della Lilt”.

LA LETTERA DI SALUTO A FRANCA ARRIGONI

Cara Franca,
manca poco al momento dell’ultima stimbratura del tuo cartellino, in direzione uscita, sapendo che non lo ritimbrerai più in direzione entrata.
Sarà un momento emozionate, perché ti si affacceranno, in una confusione indistinta, tanti ricordi di volti, situazioni, sofferenze e gioie.
Sarà un momento inevitabile che decreterà ufficialmente il passaggio di stato, da lavoratrice a pensionata.
Ma ricorda che rimarrai sempre un’Infermiera (l’ho scritto appositamente con la “I” maiuscola), rimarrai sempre tu.
Avrai il vantaggio, non trascurabile, di vedere gli avvenimenti da una prospettiva diversa.
Potrai gestire meglio il tuo tempo e non essere pressata da tante scadenze e incombenze, la maggior parte delle quali di natura burocratica, che negli ultimi anni hanno tentato di compromettere la tua professionalità, comunque senza riuscirci perché tu hai saputo affrontarle e superarle con profonda e tenace determinazione.
Ti consiglio, quando striscerai il cartellino per l’ultima volta, di farlo con un gesto delicato, un po’ lento ma deciso.
E fallo da sola, ci potrebbe scappare una piccola lacrima.
Assapora il momento. Consideralo un traguardo.
Inoltre ti farà entrare nel prestigioso ed esclusivo club delle “mie caposale storiche”, tutte brave e indimenticabili: suor Ausilia, Suor Consilia, suor Cristina, la mitica Guly ….
Grazie per tutta la collaborazione che mi hai sempre dato, prima ai poliambulatori e ai prericoveri, poi in reparto.
Grazie anche a nome delle mie tante pazienti che hanno beneficiato della tua presenza attenta e partecipe, che è sempre andata al di là delle semplici competenze tecniche, pur necessarie.
È superfluo ripeterci che la paziente non è solo un corpo da liberare dal tumore, ma è una persona con un’anima, un vissuto, una famiglia, che necessitano di altrettante cure ed attenzioni.
Nei colori del reparto mancherà l’azzurro del tuo pile, che ti faceva riconoscere nella penombra dei corridoi; nessuno ha mai capito come facevi a indossarlo anche d’estate. È stato un po’ il tuo simbolo, la tua maglia.
Penso che la Chirurgia di Gravedona, per onorarti, ritirerà questo colore, come fanno le società sportive che ritirano la maglia e il numero di un loro campione indimenticabile e straordinario.

Con affetto
Giorgio M Baratelli
Gravedona, 1 febbraio 2021

 

0Shares