I sindaci comaschi dicono sì al ritorno con Lecco e al lago unito

1 Aprile 2016 | Abbadia, Alto Lario/Colico, Bellano, Dervio, Dorio, Lario, Lecco, Lierna/Varenna, Mandello, Ovest, Perledo/Esino, Politica, Valvarrone

COMO – Tenere unito il lago: questo è quanto è stato deciso ieri, in un’assemblea dei sindaci comaschi del Lario riuniti a Villa Gallia. Dunque sì a Lecco e Como insieme, no a un’apertura a Varese. Il prossimo 14 aprile la presidente della provincia di Como, Maria Rita Livio, potrà quindi presentarsi in Regione con un documento deliberato all’unanimità dai 73 primi cittadini.

Come riportato dal quotidiano Il Giorno, il consenso c’è stato solo sulla necessità di non spezzare l’unicità della provincia di Como e sull’opportunità di riunire il Lario attorno al suo lago, sancendo un ritorno con Lecco. E negli scorsi giorni anche Lecco ha espresso parere favorevole a una riunificazione.

“Per farci valere era importante arrivare ad una posizione che fosse il più possibile condivisa”, commenta la presidente della provincia, “e questo documento approvato all’unanimità dall’assemblea dei sindaci rappresenta un passo importante. Nel panorama regionale ci troveremo a confrontarci con realtà forti: la città metropolitana e le province di Brescia e Bergamo. Queste sono realtà che non saranno toccate, la loro configurazione è quella e potranno aggregare qualcuno, ma di sicuro non perdere. La provincia di Bergamo ha già configurato le sue zone omogenee, con Brescia hanno deciso di lavorare su aree più vaste con convenzioni”.

Sono stati in particolare i sindaci dell’Alto Lago a chiudere all’ipotesi di un super Cantone comprendente anche Varese. Favorevoli comunque a Lecco, l’ipotesi prediletta però sarebbe stata quella valtellinese: “Mi sento portavoce dei Comuni che da Cremia arrivano a Sorico. Sono fiero di essere comasco e mi sta bene la riunificazione del lago, ma non posso accettare che si incorpori Varese”, commenta Mauro Robba, sindaco di Dongo e presidente della Comunità Montana Valli del Lario e Ceresio. “Se dovessimo fare un referendum nei nostri Comuni la percentuale di chi vorrebbe andare con la Valtellina sarebbe superiore al 70%. Da noi vanno a scuola a Sondrio, i campionati di calcio in Valtellina perché i servizi erano lì. Penso a Sorico, Gera, Montemezzo, Trezzone, che sono i Comuni meno ricchi dei nostri, sono vicini alla Valtellina. A Sorico per andare a Menaggio si rischia di partire alle 7 di mattina e faticare a tornare a casa prima di sera, mentre il suo vicino di Verceia in mezz’ora è a Sondrio”.

Dello stesso parere il consigliere regionale della Lega, Dario Bianchi: “Preferisco parlare qui che al Tavolo della Competitività, dove ci sono anche tanti che non sono stati eletti da nessuno. In quel contesto avete indicato in maniera chiara anche Varese. Non sono d’accordo, altrimenti il mio territorio diventerà la periferia della periferia dell’impero. Noi non siamo struzzi e non mettiamo la testa sotto la sabbia, abbiamo le nostre aspirazioni. Le nostre aspirazioni diverse, i nostri concittadini vedono la provincia di Sondrio come qualcosa di piccolo e che funziona”. Per il sindaco di Mariano Comense, Giovanni Marchisio, anziché Varese sarebbe stato il caso di valutare l’opzione Monza. “Tutti siamo convinti di riunire Como e Lecco, ma io vorrei entrare nella Brianza anziché con Varese. Più di questo però vorrei capire le competenze dell’Area Vasta. Noi abbiamo votato Como e Lecco insieme, siamo in attesa di passo successivo, ovvero se sarà Monza, Varese e sicuramente quello che andremo a fare”.

A cercare di riportare la palla al centro ci ha pensato il sindaco di Como, Mario Lucini. “Il senso di questa riunione è trovare un denominatore comune. Per come è steso il documento penso che non ci siano le preoccupazioni espresse dal sindaco di Dongo e da Bianchi. Penso che sia utile andare verso un documento che va verso la convergenza di tutti, non nego di credere in una ridefinizione di Area Vasta che vada anche verso Varese, per avere più peso specifico rispetto all’Area Metropolitana”.