Il ricordo. “Io 16enne, in fuga a Bellano e partigiano a Vendrogno”

29 Aprile 2020 | Bellano, Lario

BELLANO – Una figlia, Giuliana Pogliani, ha festeggiato il 25 aprile 2020 e la Liberazione dal nazifascismo pubblicando la lettera che il padre inviò alla fine degli Anni ’80 al mensile Storia Illustrata per spiegare le ragioni che lo spinsero a essere un partigiano.

Il padre è il neuropsichiatra e giornalista scientifico Giuliano Pogliani, costretto da ragazzo a lasciare con la famiglia la sua Milano dopo il distruttivi bombardamenti alleati dell’agosto 1943 e a vivere per qualche tempo nella casa di famiglia a Bellano. Nel borgo e sui monti intrecciò solide amicizie – tra cui quella con lo storico bellanese Luciano Lombardi – e diede concretezza ai suoi valori, ora patrimonio familiare e collettivo.

Perché ho scelto quella che, allora, era senz’altro la via più difficile e dura per un giovane vissuto come me nella calda vita familiare? Perché dopo la proclamazione delle leggi razziali vidi la mia casa, sul lago di Como, diventare un centro di rifugio per gli ebrei, poi per prigionieri inglesi riusciti ad evadere e per italiani sbandati.

La lettera del partigiano Pogliani è stata ripresa da Paola Ciccioli nel blog Donnedellarealtà

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Nelle immagini: in copertina i partigiani della 55ª Brigata Rosselli a Vendrogno; a destra Pogliani con in braccio il nipote Antonio insieme all’amico Lombardi.