PERLEDO – A volte basta un foglio di carta di 200 per 145 millimetri per rimettere in moto un dibattito che dura da decenni. È successo a Perledo, dove il Perleidus – piccolo museo ha appena acquisito una rara carta geografica del 1914, pubblicata dal Touring Club Italiano e realizzata dall’Istituto Geografico De Agostini di Novara, stampata da Antonio Vallardi a Milano.
Sulla mappa, perfettamente leggibile, campeggia il nome: “Lago di Lecco”. Proprio lungo le rive del ramo orientale, tra Varenna, Perledo e Lecco, l’espressione “Lago di Lecco” è di uso quotidiano, entra nei discorsi, nei materiali turistici, nei titoli dei progetti istituzionali, anche se pare una denominazione non ufficiale.
Allora come lo dobbiamo chiamare questo specchio d’acqua che da secoli segna la geografia e l’identità del territorio?

La carta, oggi depositata presso il museo dopo l’acquisizione, racconta molto più di quanto sembri: mostra il Lario con la sua classica forma a “Y” rovesciata, i tre bracci, ma non un unico idronimo, «Lago di Como».
Perleidus ha deciso di esporre il documento non solo come oggetto d’epoca, ma come chiave per leggere il paesaggio. Davanti alla vetrina, inevitabile la domanda dei visitatori: «Ma allora si dice Lago di Lecco o Lago di Como?»
Per evitare risposte a colpi di campanilismo, il museo ha scelto di affidarsi alla scienza toponomastica, prendendo come riferimento un recente approfondimento, che analizza norme, carte ufficiali e letteratura scientifica sul tema.
Cosa dice la toponomastica ufficiale?
Dal punto di vista degli studiosi dei nomi geografici, il quadro è più chiaro di quanto sembri al bar. Esiste un idronimo principale, che è il nome ufficiale del lago nel suo complesso, e poi esistono denominazioni locali o settoriali riferite a singole porzioni del bacino.
Per il nostro lago, l’idronimo è Lago di Como (o, nella forma tradizionale, Lario). La distinzione in tre bacini – Alto Lario, ramo di Como e ramo di Lecco – serve a descrivere la morfologia e il funzionamento del lago, non a creare tre laghi diversi.
Questo principio è ribadito anche dalla cartografia ufficiale dello Stato: le tavole dell’Istituto Geografico Militare (IGM) alla scala 1:25.000 e 1:100.000 riportano l’idronimo “Lago di Como” per l’intero bacino, specificando poi i tre settori. “Lago di Lecco” non compare come nome autonomo ma, al massimo, come indicazione descrittiva del bacino orientale.
A dare peso normativo a questa scelta è la legge 2 febbraio 1960, n. 68, che attribuisce alle carte IGM lo status di cartografia ufficiale dello Stato, e con esso anche un ruolo di riferimento per la toponomastica.
E la scienza che dice?
Se ci spostiamo dalla legge alla ricerca scientifica, il verdetto è simile ma più sfumato. Nella letteratura geografica e geomorfologica del Novecento il lago è sempre considerato come un unico sistema, ma il ramo di Lecco viene spesso trattato come un bacino con caratteristiche specifiche: profondità diverse, fondali più regolari, ruolo particolare per la presenza dell’emissario Adda.
In alcune escursioni scientifiche e pubblicazioni della Società Geografica Italiana negli anni Sessanta, compare anche l’espressione “Lago di Lecco” per indicare il settore sud-orientale del bacino. Non si tratta però di una promozione a “nuovo lago”, bensì di una variante terminologica funzionale: serve a concentrarsi sul tratto che interessa la città di Lecco e la parte orientale del Lario, mantenendo però sullo sfondo l’unità del sistema “Lago di Como”.
Anche i rapporti tecnici sulla qualità delle acque parlano di ramo di Lecco come uno dei tre bacini del Lago di Como, isolandone i dati solo per motivi scientifici e statistici.
La forza dell’uso locale
E allora da dove nasce il successo di “Lago di Lecco”? Molto banalmente, dall’uso.
Per chi vive tra la sponda lecchese e la Valsassina – Perledo compresa – dire “Lago di Lecco” significa indicare lo spazio vissuto: quello che si vede dalla finestra o dal belvedere del Castello di Vezio, il tratto d’acqua dove si prende il battello o ci si tuffa d’estate.
Nella comunicazione turistica, poi, l’espressione funziona benissimo: è breve, immediata, porta nel nome la città capoluogo. Non a caso compare in piani territoriali, progetti educativi, campagne promozionali e perfino nel lessico di alcune istituzioni locali.
Il punto è che l’uso locale non cancella l’ufficialità dell’idronimo, ma la arricchisce. La toponomastica italiana ammette la coesistenza di nomi standard e varianti locali, purché sia chiaro il rapporto gerarchico tra i due livelli.
Cosa ci insegna la mappa del 1914
Ed eccoci di nuovo davanti alla carta del 1914. Perché è così importante per questo dibattito?
Perché rappresenta una fotografia storica di come la geografia turistica italiana vedeva il Lario all’inizio del Novecento. Il Touring Club Italiano, che di quella mappa è il committente, aveva il compito di tradurre in grafica il sapere geografico del tempo e proporlo ai viaggiatori.
In altre parole, la vecchia carta ci ricorda che la discussione “Lago di Lecco o Lago di Como?” non è una guerra di religione tra provincialismi, ma un tema serissimo di linguaggio geografico, in cui è utile distinguere tra nome ufficiale, varianti locali e semplificazioni comunicative.
Un compromesso possibile (e consigliato)
Qual è, allora, il punto di equilibrio? La sintesi proposta dagli studiosi è semplice:
– per il lago nel suo complesso, usare Lago di Como (o Lario);
– per il settore orientale, parlare di ramo di Lecco o bacino di Lecco;
– mantenere la formula “Lago di Lecco” negli usi locali e descrittivi, ma chiarendo – quando serve – che si tratta del ramo di Lecco del Lago di Como, per evitare di creare, sulle carte e nelle aule, un lago che non esiste.
Così, la piccola mappa del 1914 appena entrata nelle collezioni del Perleidus – piccolo museo diventa una sorta di mediatore: con una mano tiene saldo l’idronimo ufficiale, con l’altra riconosce la vitalità del linguaggio quotidiano.
E forse la vera ricchezza del Lario sta proprio qui: in un lago solo, ma capace di parlare molte lingue – quella della scienza, quella della legge, quella dei poeti e quella dei bar di paese – senza perdere la propria identità.
Per approfondire:
WikiPerledo https://www.wikiperledo.org/wiki/Lago_di_Lecco_o_Lago_di_Como%3F
Perleidus: https://www.perleidus.org/carte-geografiche/

