PERLEDOAlla vigilia della Giornata nazionale dedicata alle persone scomparse del 12 dicembre, l’ultima Relazione annuale del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse fotografa un quadro in chiaroscuro: nel 2024 le denunce di scomparsa sono diminuite, i ritrovamenti sono aumentati, ma oltre 10.000 persone risultano ancora da rintracciare. In questo contesto il Comitato Alberto di Perledo, presente alla Consulta nazionale presso il Commissario, propone una revisione delle regole su privacy, piani di ricerca e uso della videosorveglianza, partendo dall’esperienza maturata sul territorio lecchese.

I numeri nazionali: meno denunce, più ritrovamenti, ma oltre 10.000 casi aperti

Secondo la XXXII Relazione annuale del Commissario straordinario, nel 2024 in Italia sono state registrate 24.705 denunce di scomparsa, in calo rispetto all’anno precedente. Le persone ritrovate sono state oltre 14.600, con un incremento significativo dei rintracci. Nonostante questo miglioramento, i casi ancora attivi al 31 dicembre restano più di 10.000.

Il report segnala anche la forte incidenza dei cittadini stranieri, che rappresentano una quota maggioritaria delle denunce, in particolare nella fascia dei minorenni. Il Commissario collega l’aumento dei ritrovamenti a una combinazione di fattori: procedure più strutturate, maggiore formazione degli operatori, uso più diffuso delle tecnologie e una crescente attenzione alle persone vulnerabili, come minori, anziani e soggetti con fragilità.

Un elemento ricorrente nelle relazioni del Commissario riguarda la tempestività dell’intervento: la capacità di attivare rapidamente ricerche coordinate viene indicata come condizione decisiva per l’esito positivo dei casi.

Il quadro nel Lecchese: piano provinciale e morfologia del territorio

Anche la provincia di Lecco è interessata dal fenomeno delle persone scomparse. Negli ultimi anni il territorio ha registrato decine di segnalazioni, con l’attivazione del piano provinciale di ricerca in più occasioni. La Prefettura di Lecco ha adottato e aggiornato un proprio Piano provinciale per la ricerca delle persone scomparse, che disciplina l’attivazione del tavolo interforze, il coordinamento con vigili del fuoco, soccorso alpino, protezione civile e associazioni, e la gestione dei rapporti con i familiari.

La particolare morfologia del territorio lecchese – tra lago, montagna, sentieri e aree boschive – rende ancora più delicata la gestione delle prime ore di ricerca. È in questo contesto che l’esperienza di casi concreti, come quello di Alberto Ongania a Perledo, ha contribuito ad alimentare un confronto su strumenti, protocolli e tempi decisionali.

Dal caso Ongania alle proposte del Comitato Alberto

Il Comitato Alberto nasce a Perledo durante la scomparsa di Alberto Ongania (ritrovato senza vita a distanza di tre settimane dalla denuncia avvenuta il 12 novembre 2022). In quella vicenda, la fedele applicazione delle norme sulla privacy rese impossibile l’accesso ad alcune informazioni, come i tabulati telefonici, in assenza di un’ipotesi di reato formalizzata.

Secondo il Comitato, proprio questo tipo di situazione mostra la necessità di rivedere le regole in materia di protezione dei dati quando è in gioco la salvaguardia della vita. L’associazione, oggi presente nella Consulta nazionale per le persone scomparse, sostiene che il diritto a essere ritrovati debba essere preso in considerazione in modo più esplicito dal legislatore.

Nel corso degli ultimi anni i rappresentanti del Comitato hanno partecipato ad audizioni parlamentari e a tavoli di lavoro, portando questo tema anche in contesti internazionali come i forum delle Nazioni Unite sui diritti umani. In tali sedi il Comitato ha illustrato le proprie proposte, chiedendo un maggiore equilibrio tra tutela della privacy e protezione della vita nei casi di scomparsa.

Il paradosso del “modulo 45” secondo il Comitato

Uno dei punti più discussi riguarda il cosiddetto “modulo 45”, utilizzato quando un fatto viene iscritto dalla Procura come “non costituente notizia di reato”. In questi casi, la scomparsa viene gestita come evento privo di ipotesi penale specifica.

Nel racconto del Comitato Alberto, da questa impostazione deriverebbe un paradosso: se la persona scomparsa viene subito collegata a un reato, come potenziale autore o vittima, la magistratura può ricorrere a strumenti investigativi più incisivi, tra cui un accesso più rapido ad alcuni dati. Se invece la scomparsa non viene inquadrata in termini di reato, gli stessi strumenti risultano di fatto meno accessibili, pur trattandosi di situazioni in cui la rapidità può incidere sulla possibilità di salvare una vita.

Il Comitato definisce questa asimmetria un problema da affrontare sul piano normativo e procedurale. Dal punto di vista dell’associazione, il criterio guida dovrebbe essere la tutela della persona scomparsa e non solo la presenza o meno di un’ipotesi di reato. Si tratta di una posizione che il Comitato intende continuare a sottoporre all’attenzione del Parlamento, della magistratura e delle autorità competenti.

Prefetture e piani di ricerca: l’importanza della tempestività

La Relazione del Commissario e le linee guida sui piani provinciali ribadiscono il ruolo centrale delle Prefetture nella gestione delle ricerche: convocazione tempestiva del tavolo interforze, definizione di una “cabina di regia”, eventuale istituzione di posti di comando avanzati nelle aree più critiche, aggiornamento costante delle procedure e momenti di debriefing dopo i casi più complessi.

Su questo punto le valutazioni del Comitato Alberto convergono con quanto indicato dal Commissario: la tempestività dell’intervento è un fattore decisivo e richiede piani aggiornati, condivisi e testati periodicamente. Dal punto di vista dell’associazione, ogni caso di scomparsa dovrebbe diventare un’occasione per rivedere e migliorare il piano provinciale, in particolare nei territori delicati come quello lecchese.

Videosorveglianza e sicurezza urbana: il progetto del Comune di Perledo

Accanto agli aspetti normativi, il Comitato Alberto richiama l’attenzione sugli strumenti tecnologici a disposizione delle forze dell’ordine. In questa prospettiva viene inserito il recente progetto del Comune di Perledo, che ha ottenuto finanziamenti, in parte statali, per il potenziamento della rete di videosorveglianza con nuove telecamere in punti ritenuti sensibili del territorio.

Il progetto, del valore complessivo di circa 70 mila euro, rientra in un più ampio pacchetto di interventi coordinati dalla Prefettura di Lecco e interessa più comuni della provincia. L’obiettivo dichiarato è migliorare la sicurezza urbana e, allo stesso tempo, mettere a disposizione delle autorità strumenti utili a ricostruire gli spostamenti di persone e veicoli in caso di necessità, comprese le ricerche di persone scomparse.

Il tema dell’uso delle telecamere e della lettura targhe si inserisce in un dibattito più ampio sui rapporti tra controllo del territorio e tutela dei diritti individuali. Il Comitato Alberto, alla luce della propria esperienza, considera la videosorveglianza uno strumento che, se utilizzato nel rispetto delle norme e sotto adeguate garanzie, può contribuire a rendere più efficaci le ricerche.

Fatti, criticità e proposte a confronto

Dai dati nazionali e locali emergono alcuni elementi di fatto: il numero complessivo delle denunce di scomparsa resta elevato, i ritrovamenti sono in crescita, ma oltre 10.000 casi rimangono pendenti. La provincia di Lecco, per la sua conformazione geografica, presenta criticità specifiche nella gestione delle ricerche.

Su questo scenario si innestano le valutazioni e le proposte del Comitato Alberto: una revisione della disciplina sulla privacy nei casi di scomparsa (ancora da calendarizzare la proposta di legge Bagnai al Senato della Repubblica), un ripensamento delle procedure legate al “modulo 45”, piani provinciali costantemente aggiornati e collaudati e un uso mirato della videosorveglianza come supporto operativo alle forze dell’ordine.

Il confronto su questi temi è in corso a più livelli: nelle Prefetture, in Parlamento, nella Consulta nazionale per le persone scomparse e nei tavoli internazionali dedicati ai diritti umani. Il caso di Perledo e l’impegno del Comitato Alberto rappresentano uno dei contributi che, a partire dal territorio lecchese, alimentano questo dibattito.

Comitato Alberto – via per Esino 49 – Perledo (LC)

www.comitatoalberto.it

Contatti: Renato Ongania – 331.9410396