COLICO – A Colico il tempo non è più una dimensione oggettiva: è diventato una posizione politica. E come tutte le posizioni politiche… può cambiare.

Solo poche sedute fa, infatti, la maggioranza guidata da Monica Gilardi non correva.
Camminava.
Anzi, si fermava.
E soprattutto si interrogava se il referendum fosse addirittura fattibile o meno.

Oggi invece no: oggi si corre. Perché a Colico non è cambiata la norma… è cambiata la velocità.

Ieri: “Si può fare?”.
Oggi: “Facciamolo subito!”

Fino a poco tempo fa la maggioranza si muoveva con cautela, quasi con prudenza filosofica: “È possibile? Non è possibile? La norma cosa dice? Il regolamento cosa suggerisce? Lo statuto cosa intendeva dire vent’anni fa in un pomeriggio ventilato?”.

Poi qualcosa è successo.
Forse un’illuminazione.
Forse la scadenza del calendario.
Forse una sveglia dimenticata sul comodino.

E la stessa maggioranza che prima si chiedeva se il referendum fosse percorribile, oggi invece chiede di partire a razzo, reinterpretando lo statuto con la velocità con cui si cambia corsia in tangenziale.

La minoranza, al contrario, non ha cambiato passo. È rimasta ferma sui suoi manuali: statuto, norme, leggi e evidenziatori color pastello. Secondo loro, quella che viene venduta come “interpretazione autentica” non è altro che una modifica camuffata, una ristrutturazione senza permesso di costruire, giuridicamente parlando. E quando si è arrivati al voto sull’ultimo punto, è calato il sipario: la minoranza si è alzata e ha abbandonato l’aula, dichiarando di non voler partecipare a una votazione che, a loro giudizio, non aveva basi valide.

Non un colpo di teatro, ma quasi. Le sedie vuote sono rimaste lì come promemoria: non del dissenso, ma della distanza.

Il paradosso è che questo cambio di ritmo rende la scena ancora più surreale. Da una parte una maggioranza che fino a ieri diceva: “Vediamo se è possibile” e oggi invece dice: “È possibile. Anzi no: è urgente”.

Dall’altra una minoranza che ribatte: “È possibile solo se lo fate come prevede la legge”.

Nel mezzo, come sempre, il referendum: che anziché essere uno strumento di partecipazione, rischia di diventare un test di velocità sull’interpretazione normativa. 

Quando la fretta incontra la legge (e non si salutano)

Il consiglio comunale di Colico è diventato il palcoscenico perfetto di questa contraddizione: da un lato la fretta politica, dall’altro la prudenza giuridica, in mezzo un regolamento che nessuno riesce a far parlare senza mettergli le parole in bocca. La maggioranza sostiene che senza questa interpretazione il referendum non si potrà mai fare. La minoranza ribatte che con questa interpretazione non si dovrebbe fare.

Risultato: una corsa in cui qualcuno spinge sul gas e qualcun altro… è sceso dalla macchina.

Conclusione: la politica a Colico è come il meteo. Ieri nuvoloso con possibilità di referendum. Oggi sereno con urgenza di voto.

Domani? Dipende dallo statuto. O da chi lo interpreta.
Perché a Colico le stagioni cambiano, ma anche le posizioni – e a volte il clima politico varia più velocemente di quello del lago.

Christopher Anelli Manzoni