PERLEDO – Una stazione ferroviaria al centro di un paradosso: la storica Varenna-Esino-Perledo, aperta nel 1894 e da sempre porta d’ingresso privilegiata al ramo orientale del Lago di Como e delle Grigne, è oggi al centro di una controversia che mescola soldi, diritti e strategie di sviluppo. E Renato Ongania lancia l’appello: “Serve un atto politico coraggioso”.

Nonostante sia in corso un cantiere da milioni di euro con innalzamento marciapiedi, percorsi podo-tattili, ascensori e pensiline, Rete Ferroviaria Italiana (RFI) ha confermato (via mail) che la stazione non entrerà nel circuito PRM (Persone a Ridotta Mobilità), che garantisce assistenza dedicata in oltre 370 scali in Italia.

Da una parte ci sono le istituzioni ferroviarie, che spiegano come l’inclusione dipenda anche dalle istanze delle associazioni nazionali delle persone con disabilità; dall’altra, la voce dei territori e delle famiglie che denunciano una discriminazione di fatto, specie per donne, anziani e persone a mobilità ridotta che si trovano penalizzati in una delle zone più visitate del Lario.

La stazione è un hub cruciale per l’over-tourism del Lago di Como: migliaia di visitatori internazionali raggiungono ogni anno Varenna per poi imbarcarsi verso Bellagio e Menaggio, alimentando un flusso continuo che rende ancora più urgente la piena accessibilità del nodo ferroviario.

Renato Ongania, promotore dell’istanza, ha scritto a tutte le principali associazioni nazionali (FISH, FAND, ENS, UICI, ANMIC, ANFFAS, AISM, UILDM), chiedendo di attivarsi ufficialmente presso RFI. L’appello viene esteso agli amministratori locali di Varenna, Esino Lario e Perledo, con la richiesta di coinvolgere la Regione Lombardia: qui, gli “uffici dei big names” della politica regionale sono chiamati a farsi garanti di un diritto che rischia altrimenti di restare sulla carta.

La stazione fu inaugurata alla fine dell’Ottocento come fermata sulla linea Lecco-Sondrio-Tirano, diventando ben presto un simbolo di modernità e progresso per le comunità montane circostanti. La sua collocazione, a metà strada tra lago e montagna, ne ha fatto un punto di riferimento sia per il turismo culturale (dagli alpinisti diretti a Esino e alle Grigne) sia per i flussi economici della valle.

La questione oggi non è tecnica, ma politica: RFI investe miliardi sull’accessibilità in Italia, ma esclude una stazione chiave. Gli amministratori locali possono limitarsi ad assistere o scegliere di alzare la voce.

Il paradosso è sotto gli occhi di tutti: a Olivedo abbiamo persino una spiaggia dedicata ai cani, ma non abbiamo ancora garantito la stessa attenzione alle persone con mobilità ridotta. Una fotografia nitida di un’Italia che deve ancora maturare una propria dimensione identitaria, dove i diritti civili e sociali siano al centro delle scelte infrastrutturali.

Ongania lancia anche una provocazione politica: “Speriamo che nell’approssimarsi delle elezioni regionali vi sia qualche candidato con ridotta mobilità, così da restare coi piedi per terra e comprendere le necessità vere”.