ROMA –  “Un Paese è forte quando si prende cura dei deboli; è ricco quando si occupa dei poveri; diventa invulnerabile quando presta attenzione ai vulnerabili”. Con le parole di Jonathan Sacks il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha accolto al Palazzo del Quirinale i 33 esempi civici, cittadini distintisi per senso civico e solidarietà, superamento delle barriere, tutela della salute, cooperazione internazionale,  atti di eroismo, cultura dell’inclusione, diritti dell’infanzia, imprenditoria etica, legalità e coesione sociale e impegno su temi di rilevanza sociale.

Tra loro anche Mauro Mascetti e Giovanni Lo Dato, che salvarono un gruppo di ragazzini dalle fiamme del bus su cui viaggiavano, nella galleria di Fiumelatte.

Era il 13 luglio e la comitiva si stava recando in gita a Livigno. In una galleria della Statale 36 dall’autobus iniziarono a uscire delle fiamme e in breve prese fuoco. Giovanni Lo Dato, volontario dell’oratorio della Parrocchia di Lipomo (Co), e Mauro Mascetti, autista del Comitato della Croce Rossa di Como si accorsero subito dell’incendio e, con prontezza e lucidità, valutarono che sarebbe stato troppo rischioso arrivare con il mezzo alla fine della galleria, dunque fecero scendere i ragazzi dal pullman portandoli in salvo al di fuori del tunnel.

 

Il discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Benvenuti al Quirinale.

Ringrazio molto Eleonora Daniele che ci accompagna, guidandoci, in questa occasione così bella e così significativa.

Poc’anzi ha ricordato che le onorificenze che a breve vi consegnerò riguardano sia quest’anno che l’anno passato, il 2020. Sono onorificenze dovute al fatto che siete protagonisti di gesti, o di comportamenti prolungati, di solidarietà, di altruismo, di iniziative volte ad assicurare il bene comune, iniziative di senso di responsabilità nei confronti della collettività, in cui tutti siamo inseriti.

Questo va a vostro merito, ma esprime anche una sensibilità diffusa nel nostro Paese, tra la nostra gente: una sensibilità di senso di responsabilità per gli altri, una sensibilità radicata nella cultura e nella vita civile dell’Italia.

Vedete, senza solidarietà non esiste una vera comunità in cui vivere e convivere.

Sentirsi parte di una comunità conferisce fiducia e speranza, anche sicurezza.

Un anno fa è morta a Londra una persona di grande rilievo sociale, Jonathan Sacks, Rabbino Capo di Gran Bretagna, che diceva: “Un Paese è forte quando si prende cura dei deboli; è ricco quando si occupa dei poveri; diventa invulnerabile quando presta attenzione ai vulnerabili”. Queste non sono affermazioni utopistiche o ideali, sono elementi concreti della realtà di ciascuna comunità, di ciascun Paese.

Tutto questo è stato, del resto, posto in evidenza dalla pandemia, che ha reso evidente come dipendiamo gli uni dagli altri, in ciascun Paese, in ciascun luogo, in ciascuna città, in ciascun borgo, in ciascuno Stato, nella comunità internazionale.

Per questo è importante quello che quest’oggi vogliamo, insieme, sottolineare: quanto sia decisivo sentire il legame che ci lega gli uni agli altri, in qualunque circostanza, di fronte agli eventi imprevisti, di fronte alle condizioni permanenti.

Oggi voi rappresentate anche tanti altri italiani, che adottano comportamenti analoghi ai vostri, perché sono, nel nostro Paese, fortunatamente, diffusi i comportamenti di chi si fa carico delle esigenze degli altri, delle ansie, dei bisogni, delle speranze.

Vorrei fare un’ultima considerazione. Queste onorificenze non sono per voi il premio. Il premio – lo sapete benissimo – è costituito dalla soddisfazione di aver fatto quel che avete compiuto, dal ringraziamento di chi è stato aiutato, dal sorriso di chi è stato aiutato: questo è il vero ringraziamento. Questo è un ringraziamento che rappresenta davvero un arricchimento anche per chi compie questi gesti. Ed è il vero premio che avete conseguito.

Ma a questo ringraziamento – quello delle persone che avete aiutato – vorrei aggiungere il mio: grazie per quanto avete fatto.

 

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