Bellano. Luca, tra meteo e responsabilità. “Salva” la famiglia dal virus

15 Novembre 2020 | Bellano, Meteo, Politica, Valsassina

BELLANO – Luca Colzani, 39enne originario di Mariano Comense (CO) e bellanese di adozione dal 2016 quando ha sposato Barbara Mezzera, è un artigiano con una forte passione per il meteo. È detto “il Grigna” per le numerose gite sul Grignone che, con Camaggiore, è il luogo di montagna preferito,

A vent’anni acquista la prima stazione meteorologica e con l’arrivo di internet inizia a documentarsi in rete per approfondire questa passione.

Durante un meteoraduno nel dicembre 2006 conosce Barbara, anche lei appassionata di previsioni del tempo per quanto riguarda la neve.

Frequentandosi, scoprono di avere in comune altre passioni: la fotografia e le escursioni in montagna. Durante una di queste, a Camaggiore, dove i genitori di Barbara hanno una baita, sboccia l’amore tra i due. Proprio lì, dopo 10 anni decidono di sposarsi, su quella terrazza con vista mozzafiato sul lago di Como, per portare sempre con loro il ricordo, oltre che della promessa matrimoniale, anche del luogo dove tutto è cominciato. Dopo 4 anni dalla loro unione nasce Virginia.

I primi giorni del mese di ottobre Luca viene avvisato da un conoscente che ha dei sintomi “sospetti, alcune lineette di febbre.

Insospettito da questa circostanza, consiglia Barbara di andare ad abitare per un po’ in un’altra casa, con la piccola Virginia. Vuole evitare un possibile contagio alla moglie e alla figlia. Comportamento molto responsabile che tutti dovremmo seguire. 

Quando hai avuto il sospetto di aver contratto il Covid, cos’hai pensato?
“Il mio primo pensiero è andato a Barbara e Virginia. La paura che potessero ammalarsi per me è era la priorità”.

Poi come hai scoperto di essere positivo?
“Ho prenotato un tampone in privato ed ho avuto l’esito di positività”.

Ti hanno detto cosa dovevi fare?
“Mi hanno detto di contattare il mio medico di famiglia il dottor Paolo Lovotti di Dervio, che ringrazio per tutto l’assistenza telefonica che mi ha fatto e per essermi stato vicino. Lui ha subito attivato la procedura del caso ed è arrivata a casa una dottoressa dell’Usca, si chiama Tiziana Miraglia, che ringrazio tanto, che mi ha visitato e ha detto che non avevo la polmonite, quindi per il momento, per me non era necessario il ricovero in ospedale”.

Qual è stata la tua cura?
“28 pastiglie di Tachipirina, 6 pastiglie di Azitromicina, 10 capsule di antidolorifico, 10 iniezioni di Eparina”.

Quindi eri da solo durante la malattia?
“Si, solo! Sicuramente il frequentare la montagna e l’alpinismo hanno contribuito a affrontare le lunghe giornate solitarie. La montagna forgia il carattere. Con me c ‘erano il mio gatto e il mio cane, Cipik e Flop”.

Di cosa sentivi maggiormente la mancanza?
“Sicuramente i 19 giorni senza poter abbracciare mia moglie e mia figlia”.

La tecnologia ti ha aiutato a sentirti meno solo?
“Centinaia di telefonate e videochiamate, migliaia di messaggi a parenti ed amici per sentirsi ancora aggrappato ad un mondo che sembrava essersi dimenticato di me”.

Quali sono i dolori fisici che hai provato?
“Ho passato 10 giorni sdraiato a contorcermi dai dolori articolari con febbre che oscillava dai 38 ai 39,5. Mai avrei pensato di passare notti insonni perché avevo degli spilli negli occhi che non me li facevano chiudere. La malattia arriva come se fosse un fantasma. Ti manda qualche segnale, il mal di ossa, come per avvertirti che si sta impossessando di te. Poi inizia a sferrare i suoi colpi a suon di febbre, nausea, dolori sempre più forti da contorcersi nel letto, perdita del gusto e dell’olfatto”.

Quando hanno iniziato a fare effetto i farmaci?
“ Dopo alcuni giorni, la chimica ha fatto reagire il mio corpo e se ne esce vincitori”.

Nel tuo caso è andato tutto bene, ti sei curato da casa e ne sei uscito, sei ritornato come prima della malattia?
”Non ho avuto nessuna complicazione ai polmoni e, stringendo i denti, sono riuscito ad evitare l’ospedalizzazione. Non ho fatto code per i tamponi, il mio medico mi ha detto subito cosa dovevo fare, quando la dottoressa dell’Usca ha varcato la soglia di casa, tutta bardata, mi sono sentito orgoglioso di appartenere a questa nazione, sempre bistrattata, odiata dal suo stesso popolo, ma che poi, nei momenti del bisogno, c’è sempre”.

Vuoi dire qualcosa per concludere la tua intervista?
“Innanzitutto voglio ringraziare tutti quei medici che sfidano ogni giorno questa infida malattia. Grazie anche alle istituzioni che stanno facendo tutto il possibile per far si che non ci siano più altri come me o altri casi peggiori del mio. Compito non facile per il nostro presidente, bersaglio di meschine lotte politiche e di continue critiche da parte di leoni da tastiera. A tutti i negazionisti o a coloro che minimizzano questo virus, auguro solo di non ammalarsi, altrimenti, per coerenza, dovrebbero arrangiarsi da soli e guarire come si fa con una banale influenza…”.

Luca ora sta bene, si è sottoposto ancora al tampone, che ha dato esito negativo. Barbara e Virginia sono di nuovo a casa con lui, la famiglia adesso è riunita.

Ieri, vista la bella giornata “temperatura insolita per il mese di novembre – commenta il meteorologo Luca- con un caldo che non è del periodo autunnale”, si sono concessi una bella passeggiata nei dintorni di casa, tutto è tornato come prima della malattia.

C. Z.