CRANDOLA – In questi giorni infiamma il dibattito sulle aree Vaste. E’ fisiologico: il tema del Risiko locale appassiona e si presta perfettamente a diventare tormentone estivo, un argomento di discussione nei lunghi pomeriggi d’estate. Al di là dei confini, il dibattito andrebbe spostato sulle risorse, sulle funzioni e, quindi, sui servizi che i nuovi enti di area vasta andranno a erogare.

Inutile rilevare che negli ultimi cinque anni i giornali hanno cavalcato una campagna mediatica per eliminare le province e oggi si accorgono che un ente intermedio fra il livello regionale ed il livello comunale è necessario. Soprattutto in Lombardia, dove molte ex province hanno più abitanti di alcune regioni italiane.

Ma è inutile guardare al passato. Guardiamo al presente: è evidente che in questi anni, proprio nel momento in cui le province di Lecco e di Como sono state divise, c’è stata una valorizzazione della sponda lecchese. Con la vecchia provincia di Como – è sotto gli occhi di tutti – il territorio comasco è stato quello maggiormente premiato dal punto di vista turistico e ricettivo, mentre quello lecchese è sempre stato considerato come il… parente povero. 

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