Caos 36. Tensione tra politica e istituzioni, riapertura ritardata?

27 Aprile 2019 | Lario, Lecco, Lierna/Varenna

LECCO – Malumore nel mondo politico e amministrativo, oltre a quello ovvio e già evidenziato da pendolari, gitanti, imprese e in generale da chi è costretto in queste ore a estenuanti maratone tra strade statali e provinciali, in perenne coda e nell’attesa di una riapertura (della 36 sotto frana) sulla cui tempistica si inizia invece a temere il peggio.

Nessuno dei protagonisti delle varie stanze dei bottoni lo confermerà apertamente, ma la tensione sta salendo di minuto in minuto, parallela alla sensazione che i lavori per ridare ossigeno alla viabilità della strada più trafficata d’Italia non saranno facili né soprattutto brevi.
Anzi.

Se ne riparla lunedì, come detto in un altro articolo del nostro giornale; ma la speranza di riavere al più presto almeno una canna aperta – quella Sud – per ovviare almeno in parte all’imbottigliamento post frana sembra più che altro un’utopia e inizia a girar voce che il mini-sblocco non sarà fattibile prima del fatidico mercoledì 1° maggio. Anzi, il malumore cresce perché indiscrezioni spostano la data addirittura a venerdì.

D’altra parte, emergono aspetti tecnici impressionanti: il fronte instabile è largo un centinaio di metri ma il punto di partenza è altissimo, duecento metri sopra la carreggiata; fonti in possesso di Lario News affermano che ci sia da disgaggiare almeno metà di questa massa imponete di terra, roccia e massi. In mezzo ci sarebbe anche un maxi macigno di circa dieci metri cubi – sul quale non è stata ancora presa una decisione (le alternative sono il disgaggio oppure l’ancoraggio).

La materia è delicata e gli enti preposti fin troppi. E non marcerebbero tutti perfettamente coordinati, anzi. Aggiungiamo il periodo “sbagliato” nel bel mezzo di una serie lunghissima di ponti, le istanze delle categorie – a partire da quella dei trasportatori – e pure un Prefetto appena insediato, anche se descritto come “decisionista” e avremo un quadro a dir poco preoccupante. Nel quale chi viaggia e pure chi descrive la situazione, come fanno i media ogni giorno, ha il buon diritto di far sentire la propria voce.

Malgrado qualche tentativo di far tacere le proteste montanti.

LN