MILANO – Nel pieno della settimana della moda, a Milano si è riusciti a parlare anche d’altro. Come, ad esempio, che il 47% degli italiani non si fida dell’auto a guida autonoma e connessa (dati Censis). È normale, perché è un cambiamento epocale che rivoluzionerà ogni spostamento. E nonostante questa diffusa diffidenza, a beneficiarne – che lo si creda o meno – saremo tutti: zero incidenti, zero inquinamento e zero traffico stradale, questi sono infatti gli obiettivi a cui la ricerca sta mirando.

Se n’è parlato al Motor1 Talk, nel Volvo Studio di Milano con esperti del settore e con il direttore della testata Motor1 Italia, Alessandro Lago. Con lui Francesco Leali, ingegnere meccanico e docente all’università di Modena e di Reggio Emilia che ha evidenziato dei nodi ancora da sciogliere sul tema, come ad esempio l’importanza della connessione rapida – perché queste auto possano comunicare dati fra loro – e il costo: solamente nel 2018, negli Usa, sono stati investiti 4,8 miliardi di dollari per la ricerca sulla guida autonoma. Non pochi.

Importante anche la questione responsabilità civile e penale, su cui si è concentrata Isabella Ferrari, avvocato specializzato in diritto privato comparato. Dal punto di vista della giurisdizione, gli approcci sono principalmente due: c’è lo schema europeo, che attribuisce la responsabilità al conducente o al proprietario; e c’è quello americano, che tende a lasciarla al produttore, almeno sull’immediato: poi eventuali indagini possono approfondire e attribuire la colpevolezza ad altri. “In Italia la normativa dipende dal ministero dei Trasporti: è stato emesso il decreto smart road, che però – evidenzia Ferrari – lascia ancora molti temi aperti che restano fondamentali per la ricerca e lo sviluppo delle varie case automobilistiche”.

La visione di Giacomo Biraghi è estremamente positiva: da entusiasta qual è, prevede un futuro in cui vetture e città non saranno più nemiche, ma il contrario: “Questo sarà il secolo dell’automobile. I centri storici non saranno più deturpati dallo smog e dal traffico: i mezzi pubblici verranno soppiantati da macchine a guida autonoma, a zero emissioni. E viaggeranno in sicurezza nei tunnel dove oggi corre la metropolitana”. Essendo condivise, poi, ci sarà anche meno traffico.

All’incontro non poteva mancare un big del design automotive come Mike Robinson che già nel 1998 disegnò quello che si potrebbe considerare il primo prototipo di auto a guida autonoma: la Lancia Dialogos, così chiamata perché i sedili erano improntati non solo alla guida, ma anche – appunto – al dialogo degli occupanti, che potevano ruotare i sedili per parlarsi vis-à-vis. “È difficile – racconta il designer californiano – disegnare queste nuove auto, è come sparare al buio perché non siamo abituati; e il rischio è alto perché togliendo il volante a una vettura si rischia di renderla un eunuco o comunque una lavatrice. Il compito di noi designer è quello di mantenere comunque alta la passione”.

Alessandro Tonini
atonini@iperg.net