Gilardoni. I sindacati: “Azione difficile, paura di ritorsioni”

25 Settembre 2019 | Lecco, Mandello

LECCO – “I dipendenti della Gilardoni piangevano ma non potevamo fare altro se non sostenerli“. Così i sindacalisti della Fim Cisl e della Fiom Cgil, parti civili nel processo per presunti maltrattamenti e lesioni alla Gilardoni Raggi X di Mandello del Lario.

Il dibattimento va avanti nonostante la posizione processuale della ex presidente Maria Cristina Gilardoni sia stata stralciata. In aula hanno quindi testimoniato Emilio Castelli della Fim Cisl, Maurizio Oreggia e Fabio Anghileri della Fiom Cgil, ai quali è riconosciuto un notevole impegno nel portare alla luce quanto succedeva in azienda. “All’interno dell’azienda non c’era alcuna attività sindacale – ha raccontato Castelli – e il nostro ruolo è stato quello di consigliare i lavoratori”. “Azioni le nostre che inoltre potevano avere conseguenze sui dipendenti – ha proseguito Oreggia – che diventavano bersaglio di ritorsioni“.

I tre sindacalisti hanno testimoniato sui metodi dell’ex capo del personale Roberto Redaelli: “Terrorizzava, partecipava alle assemblee sindacali prendendo nota degli interventi e giorni dopo arrivavano le contestazioni disciplinari”. Si è parlato anche di Alberto Comi, già direttore degli industriali lecchesi e che ha già chiuso il conto con questa vicenda: “Comi stava nell’ombra ma era lui a consigliare la Gilardoni e il Redaelli” hanno confermato i sindacalisti.

 

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