Processo Gilardoni. In aula gli investigatori della Squadra Mobile

12 Dicembre 2018 | Lecco, Mandello

LECCO – Entrato nel vivo il processi Gilardoni Raggi X per presunti maltrattamenti e lesioni all’interno della ditta di Mandello del Lario. Sul banco degli imputati l’anziana titolare Maria Cristina Gilardoni e il direttore del personale Roberto Redaelli [quest’ultimo nella foto a destra] per i reati più gravi, mentre Andrea Ascani Orsini per rispondere di “colpa in vigilando”.

Questa mattina, in un’aula del Palazzo di Giustizia di Lecco raramente così affollata, soprattutto da dipendenti con i rispettivi avvocati, hanno testimoniato l’allora capo della Squadra Mobile della questura di Lecco Marco Cadeddu [a sinistra in una immagine di repertorio], ora alla guida della Digos di Bergamo, e l’ispettore Antonio Verbicaro, coordinatore della Mobile. Furono loro a condurre le indagini su quanto succedeva all’interno della realtà produttiva lariana dopo la denuncia, nel 2013, di Alessandro Ballabio.

A tratti drammatiche le deposizioni dei due poliziotti. Cadeddu ha descritto una gestione del personale “molto particolare, in corso già da alcuni anni” e con “una serie di conseguenze a carico di diversi dipendenti” che fece perdere risorse umane preziose e capacità imprenditoriale all’azienda. Un aspetto rilevante questo, date le preoccupazioni per una realtà strategica per il Paese (la Gilardoni opera nel campo degli apparati di sicurezza tanto nel settore privato ma anche nel pubblico, ad esempio in quasi tutti gli aeroporti nazionali).

Per l’ispettore capo Verbicaro si è trattato della “indagine più difficile della vita, con persone della mia età, disperate, che mi raccontavano in lacrime il loro percorso”.

Esperienza pesante, con una sessantina di non facili testimonianze raccolte dal coordinatore della Mobile lecchese.

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Più tardi ampio servizio su quando raccontato in aula