Pedagogia. Il “pensiero magico” nei bambini e negli adulti

31 Dicembre 2020 | Cultura, Lario

Nell’infanzia il pensiero magico è essenziale, direi vitale. Ma che cos’è? È un pensiero speciale che si sviluppa nei bambini dai 2 ai 7/8 anni e a volte anche oltre! Permette ai bambini di trasformare la realtà, di nominarla in un modo diverso. Il pensiero magico è un espediente cognitivo che i bambini hanno a disposizione per riuscire a vivere e a dominare un mondo, una realtà che altrimenti sarebbe troppo grande ed incomprensibile per loro. Questo tipo di pensiero è permeato da una sorta di animismo, per cui ogni cosa che ci circonda è animata da sentimenti, volontà e possibilità d’azione, di solito le stesse che pensa e prova il bambino stesso. Un esempio classico sono i giocattoli che il bambino immagina prendano vita.

I vincoli di tempo, spazio e causa ed effetto, propri del pensiero logico, non esistono nel pensiero magico, che in ogni caso ha la funzione di spiegare gli eventi. Per esempio il cielo è triste per cui piove. Lasciamo che i nostri bambini credano perciò in Babbo Natale, nelle fate, nei draghi, nella fatina dei denti, almeno fino a quando non saranno pronti loro ad andare oltre. Babbo natale in particolare è il simbolo, l’essenza del pensiero magico infantile.
Decideranno loro quando e come salutarlo e non crederci più, perché allora vorrà dire che il pensiero sarà cambiato, che sono pronti a lasciare andare il nonno con la barba bianca e il vestito rosso. Ogni bambino si sente come un piccolo nano in un mondo di giganti e sente costantemente la sua impotenza in una quotidianità che non è a sua misura. Le componenti magiche, di cui è pieno, e non a caso, anche il mondo delle fiabe, diventa così una risorsa potentissima per gestire la realtà. Nel pensiero magico il bambino è un protagonista attivo, è artefice e costruttore della sua storia personale e per questo non va sminuito o contrastato. Anzi è importante che i genitori siano disposti a giocare sullo stesso piano immaginario e fantastico del figlio. Può essere un’esperienza meravigliosa anche per gli adulti lasciarsi andare a questa dimensione, che tutti abbiamo attraversato e forse dimenticato.



Qualche esempio:
cucinare improbabili cibi con foglie, sassi o ghiande, andare a dormire con un pupazzo che lo difenderà dai mostri del buio, il bacino della mamma su un taglietto che cura la ferita.
Oltre al ruolo difensivo rispetto ad una realtà ancora troppo ansiogena, esistono altre funzioni che potremmo definire propiziatorie e conoscitive, per esempio per cercare di realizzare un desiderio o di controllare la sua presenza nel mondo.
In definitiva è importante che l’adulto rispetti il pensiero magico del bambino senza insistere troppo con spiegazioni razionali e contemporaneamente non rinunci a presentare un punto di vista diverso per aiutarlo piano piano a sviluppare la capacità di tenere conto del pensiero altrui e a trovare nuovi stratagemmi per conoscere e dominare la realtà.
Ma siamo così sicuri che questo aspetto magico, soprannaturale non sia presente e non serva anche agli adulti? In realtà molti ricorrono alle caratteristiche del pensiero magico nella vita quotidiana. Quando? Rituali scaramantici (per esempio prima di importanti partite di calcio), piccole superstizioni, oggetti o gioielli considerati protettori, etc. Ma perché privarcene se sedano le nostre ansie, non facendo male a nessuno?

 

di
Claudia Ferraroli
Pedagogista clinica

 

L’EPISODIO PRECEDENTE

Pedagogia. I ragazzi e la tecnologia: tutti i consigli dell’esperta