L’autrice Elisa Tagliaferri

La Psicologia è la disciplina scientifica che si occupa di studiare i processi della mente, il comportamento e le relazioni dell’individuo e della società, con lo scopo di conoscere, migliorare e tutelare il benessere psicologico e la salute delle persone, delle famiglie, delle comunità e delle organizzazioni sociali e lavorative.

Proprio in quanto scienza, la Psicologia si fonda sui risultati della ricerca scientifica e quindi si avvale di strumenti e tecniche che hanno il loro fondamento in teorie, costrutti e modelli psicologici condivisi dalla comunità scientifica.

Attualmente la psicologia trova applicazione in molteplici contesti di vita, all’interno dei quali ci si occupa del benessere psicologico dell’individuo. Da diversi anni ormai, in medicina e in psicologia, si tende ad applicare un modello “bio-psico-sociale” per la salute. Il fondamento teorico alla base di questo modello è l’idea che per poter parlare di “benessere” si debbano tenere in considerazione contemporaneamente tutti gli aspetti relativi alla salute medica, a quella psicologica e al conteso di vita sociale dell’individuo.


L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) definisce la salute “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia o di infermità”. Questa nuova concettualizzazione della salute si traduce, in termini pratici, nell’idea che ognuno di noi abbia diritto a stare bene sia fisicamente che mentalmente e che possibilmente abbia modo di vivere in condizioni sociali appaganti. Per stare bene non è sufficiente non avere malattie: una persona può avere una salute fisica impeccabile, ma non godere di una buona salute psicologica. Tuttavia, culturalmente, siamo ancora portati ad avere delle resistenze sulla nostra salute psicologica: se andare dal dottore quando stiamo male ci viene naturale e non potremmo immaginare di non farlo, rivolgersi allo psicologo quando “qualcosa non va” non è sempre così immediato.

Ma cosa ci frena e ci fa desistere dal rivolgerci allo psicologo? I motivi possono essere svariati. Spesso si pensa di poter essere in grado di risolvere la problematica da soli e, nonostante il protrarsi nel tempo di una condizione di malessere psicologico, non vogliamo capitolare e ammettere a noi stessi di aver bisogno di un aiuto professionale. Talvolta questo si accompagna a vissuti di paura, vergogna e reticenza. Tuttavia, questi comportamenti sono ovviamente disfunzionali, anche perché così facendo non solo la problematica che ci disturba non viene gestita in modo utile, ma i vissuti negativi tendono a peggiorare ed aggravarsi nel tempo.

Per vincere queste resistenze e riuscire a farsi aiutare, è utile concettualizzare l’aiuto dello psicologo come un processo naturale. L’esempio che faccio più spesso trattando questo argomento è quello dell’osso fratturato: se una persona si infortunasse e si rompesse un osso, chiunque di noi la spronerebbe ad andare all’ospedale a farsi curare e, laddove la persona non volesse farlo, ci stupiremmo della sua reticenza a farsi visitare da un medico. Allo stesso modo, quando una persona sente che nella sua vita qualcosa “non va” in termini psicologici e qualche equilibrio si è rotto, perché non dovrebbe rivolgersi al professionista e farsi aiutare? Non sempre, appunto, dare una spiegazione in questo senso è immediato.

Occorre però operare un cambio di prospettiva e, come l’Ordine degli Psicologi della Lombardia ci invita a fare, iniziare a considerare la nostra salute psicologica come un diritto. Abbiamo diritto di farci ingessare la gamba fratturata e allo stesso modo abbiamo diritto ad avere una buona salute psicologica e rivolgerci allo psicologo quando ne abbiamo necessità. Se foste a scuola, al lavoro o a casa e vi trovaste nella condizione di portare a termine un compito che non siete capaci di svolgere ma con la possibilità di farlo insieme a qualcuno che ha gli strumenti per aiutarvi, scegliereste di farlo da soli o di farvi aiutare? Lo stesso vale per la vostra salute psicologica. Come dico sempre, “non siete soli: non combattete da soli!”

Ma cos’è quindi la salute psicologica? Abitiamo un mondo e viviamo una vita all’interno di esso: tutto quello che ci circonda e in cui siamo inseriti ha un impatto su di noi. Il modo attraverso cui percepiamo la realtà, le reazioni che abbiamo agli eventi che viviamo, il comportamento che mettiamo in atto nelle relazioni con gli altri e nel determinare le nostre scelte, sono tutti processi mentali. La salute psicologica è parte imprescindibile della salute globale dell’individuo e dipende in larga parte dal modo in cui l’individuo si colloca nel suo contesto di appartenenza e di come, all’interno di questo contesto, sia capace di organizzare i vissuti emotivi in modo funzionale.

Nel corso della vita di ognuno di noi si alternano eventi positivi ed eventi negativi, con un conseguente carico emotivo significativo. Non sempre però siamo in grado di fronteggiare e gestire in modo ottimale i vissuti della nostra vita e la nostra salute psicologica può risentirne. Nel reagire ad un dato evento o ad una situazione di vita, entrano in gioco una serie di aspetti, primi tra tutti la nostra personalità. Ad essa si associano però diversi fattori, la cui combinazione in un preciso momento della nostra vita determina il modo in cui affrontiamo questi avvenimenti. Possiamo così trovarci in un momento psicologico per noi altamente difficoltoso, che incide su tutti gli aspetti della nostra vita.

A questo punto ha senso rivolgersi ad uno psicologo e affidarci alla sua competenza al fine di ripristinare un’adeguata salute psicologica. La competenza dello psicologo ad intervenire è pertanto una competenza specifica, ma trasversale, che consente di connettere la prassi professionale alla domanda, cioè al bisogno specifico del singolo utente. Lo psicologo, quindi, è formato per intervenire nei più svariati contesti, sebbene possa essere più competente in alcuni aspetti in particolare, che sono oggetto della sua formazione specifica.

L’attività dello psicologo, prescindendo dal contesto in cui opera e dal bisogno dell’utente, è disciplinata dalla legge n.56/1989 e dal Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, che meritano un approfondimento specifico. Tuttavia, è bene sottolineare quelle che sono le attività che lo psicologo può svolgere, con l’obiettivo di garantire e sviluppare una buona salute psicologica per il soggetto, e che sono disciplinate dall’art.1 della legge 56/89: “La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito”.

Fonti:
Ordine degli Psicologi della Lombardia (OPL) https://www.opl.it/
Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi https://www.psy.it/
Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) – World Health Organizzation (WHO) https://www.who.int/
Legge n.56 del 18 febbraio 1989

Dott.ssa Elisa Tagliaferri – Psicologa Clinica
(Ordine degli Psicologi della Lombardia, n. 22232)
elisatagliaferri.psicologa@gmail.com

LO SCORSO EPISODIO

Nuova rubrica. Professione psicologa: Elisa Tagliaferri per Lario News