Microplastiche. Il Lario il più inquinato, e occhio ai batteri

20 Dicembre 2017 | Abbadia, Alto Lario/Colico, Bellano, Colico, Dervio, Dorio, Lario, Lecco, Lierna/Varenna, Mandello, Ovest, Perledo/Esino

LARIO – Il Lario è il bacino lacustre con maggior densità media di microplastiche tra i sei laghi monitorati nell’ambito campagna itinerante Goletta dei Laghi 2017 di Legambiente in collaborazione con ENEA (Iseo, Maggiore, Garda, Trasimeno, Lario e Bracciano). Inserito quest’anno nell’indagine sul problema del marine litter e delle microplastiche per la prima volta, il nostro lago si piazza al primo posto con una densità media di 157mila particelle (CO2 nella tabella) per chilometro quadrato, nella parte settentrionale, e con un picco di oltre 500mila particelle nel secondo transetto collocato più a nord, in corrispondenza del restringimento tra Dervio e Santa Maria Rezzonico (CO).

Segue poi il Lago Maggiore con una densità media di 123mila particelle per chilometro quadrato, con un picco di oltre 560mila particelle in corrispondenza della foce del fiume Tresa, tra Luino e Germignaga (VA).

Monitorati quest’anno anche i corsi fluviali, prima e dopo gli impianti di depurazione,  immissari ed emissari dei bacini, Legambiente ricorda che i fiumi attraversano ampie porzioni di territorio e sono nastri trasportatori di ciò che ricevono, soprattutto in termini di rifiuti legati spesso ad una malagestione a livello urbano o portati dal dilavamento delle acque meteoriche, e legati al problema della maladepurazione. In particolare per l’Iseo è stato esaminato il fiume Oglio in entrata e in uscita, per quello di Como il fiume Adda, per il Garda il Sarca in entrata nella parte trentina e il Mincio come emissario.

La differenza tra i campioni prelevati a valle e a monte dei depuratori può arrivare fino all’80% di particelle per metro cubo, come nel caso dell’Oglio e del Mincio. Qui l’Adda, come immissario, si classifica al terzo posto, dopo Oglio e Mincio, appunto, con un incremento del numero di particelle a valle del depuratore  pari al 62%, mentre, nell’Adda emissario l’incremento del numero di particelle ogni metro cubo è pari al 58%.

Per i vari campionamenti, i tecnici di Goletta dei laghi hanno utilizzato una rete tipo “manta” costruita appositamente per navigare nello strato superficiale della colonna d’acqua e per filtrare grandi volumi, trattenendo il materiale d’interesse. La Manta, costituita da una bocca rettangolare metallica da cui si diparte il cono di rete e un bicchiere raccoglitore finale; e due ali metalliche vuote, esterne alla bocca, che la mantengono in galleggiamento sulla superficie, è stata trainata lungo rotte prestabilite per 20 minuti, percorsi ad una velocità media di 2,5 nodi. In tutti i campioni analizzati sono state trovate microplastiche: un dato per Legambiente inconfutabile sulla diffusione di questa contaminazione in ambiente lacustre, nonostante le diversità di ogni lago.

“Le microplastiche – dichiara Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – sono ormai sempre più presenti negli ecosistemi marini e terrestri, si tratta di un inquinamento di difficile quantificazione e impossibile da rimuovere totalmente. Con la Goletta dei laghi e grazie alla collaborazione con Enea, abbiamo realizzato il primo studio a livello nazionale sull’inquinamento da microplastiche nei fiumi e nei laghi, uno strumento fondamentale per capire e conoscere la portata del fenomeno. Le cause sono per lo più alla cattiva gestione dei rifiuti a monte e l’apporto che deriva dagli scarichi degli impianti di depurazione e da quelli che ancora oggi finiscono nei fiumi e nei laghi senza trattamento alcuno”.

Per fronteggiare questo problema e ridurre gli impatti, aggiunge Zampetti: “servono politiche di buona gestione su tutto il bacino idrografico, attività di sensibilizzazione e azioni efficaci di prevenzione. A questo riguardo ben venga l’approvazione arrivata ieri degli emendamenti, a prima firma di Ermete Realacci, che prevedono la messa al bando dal 2019 dei cotton fioc non biodegradabili e non compostabili e lo stop dal 2020 all’uso delle microplastiche nei cosmetici. Una bella notizia per l’ambiente e la conferma della leadership dell’Italia nel contrastare il marine litter che soffoca mari, fiumi e laghi anche nel nostro Paese. Infine è prioritario che il monitoraggio delle microplastiche sia inserito tra le attività istituzionali di controllo ambientale previste dalle norme sulla qualità dei corpi idrici, come fatto per il mare e le spiagge, considerando le microplastiche come indicatore per la definizione dello stato di salute delle acque interne”.

“Dai dati ottenuti sulla presenza di microplastiche negli immissari ed emissari dei laghi subalpini – spiega Loris Pietrelli, ricercatore ENEA – è evidente la stretta correlazione fra numero di microplastiche e presenza di impianti di depurazione delle acque reflue urbane. Sarebbe pertanto opportuno migliorare i processi di depurazione e contemporaneamente aggiornare la normativa. Ad esempio, qual è il numero di microfibre per metro cubo ammissibile per lo scarico in acque superficiali?”

L’importanza degli impianti di depurazione è sottolineata anche dal report sulle analisi microbiologiche dell’acqua lacustre, realizzata sempre dalla Goletta dei Laghi. Le maggiori criticità, in questo senso, riguardano il ramo di Como, anche se per quanto riguarda il lecchese, rimane aperta l’ipotesi di un nuovo impianto di depurazione per la città di Lecco. L’esistente appare non più adeguato a sopportare il carico della città. Non certo migliore è la situazione per i comuni che si affacciano sulla sponda lecchese del Lario, che stanno completando le reti
fognarie o attendono il collegamento con i collettori esistenti, come a Oliveto Lario.

INQUINATO: Enterococchi intestinali maggiori di  500 UFC/100ml* e/o Escherichia Coli maggiori di
1000 UFC/100ml* FORTEMENTE INQUINATO: Enterococchi intestinali  maggiori di 1000 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiori di 2000 UFC/100ml

C.S.