ESINO LARIO – Personaggio formidabile, eclettico, carismatico. Sindaco per quasi un ventennio di Esino, una vita avventurosa alle spalle, studioso del territorio, pittore, ingegnere, imprenditore e “padre” della Comunità Montana la cui grande sala riunioni a Barzio porta non per nulla il suo nome: Pietro Pensa è stato tutto questo e altro ancora.

Tra tante rose, anche una presunta spina. “Pensa è stato fascista”, lo sostiene una ricerca universitaria curata da Renato Ongania – originario di queste lande e già consigliere comunale a Perledo – ricerca dalla quale emergono prove dell’adesione dell’ingegnere al fascismo e una storia curiosa intorno alla presenza di Benito Mussolini in un suo quadro del 1939. Presenza che “sparisce” successivamente, come si evince dalle due immagini proposte dall’autore del lavoro storico, che pubblichiamo di seguito:

Pietro Pensa era figlio del podestà di Esino Giuseppe Pensa (1878-1973). Il suo quadro del ’39, reperito da Ongania su Internet, ritrae la famiglia mentre ascolta una radio. “Sembrava un bel quadretto familiare ma poi ho scoperto che l’opera aveva partecipato al ‘Premio Cremona‘, una manifestazione del regime. Nel dipinto campeggia un ritratto del duce – presenza che dopo la Liberazione poteva avere conseguenze anche fatali e della quale oggi ci si dovrebbe vergognare” spiega Ongania.

Il fatto curioso dunque è che il quadro ha subito una autentica manomissione, con tanto di cancellazione di un paio di elementi (guarda caso il ritratto di Mussolini e la radio). Quest’ultima secondo il ricercatore sarebbe una ulteriore conferma dell’adesione di Pensa al fascismo, trattandosi di una radio rurale Marelli, modello promosso in epoca fascista per essere installato in zone di riunione collettiva, specie in ambienti agricoli e nelle scuole.

Ma tornando al quadro manomesso, Ongania riporta un passaggio “decisivo” per la sua ipotesi su Pensa fascista: “Tutte le opere in concorso avevano un titolo, quello scelto dall’ingegnere era “Non so se la mia parola sia giunta a voi ma il mio cuore si (M.)”.

La ‘M’ maiuscola era notoriamente la firma di Mussolini, le parole sarebbero tratte da un discorso del duce. “Se non fosse stato fascista – conclude Ongania – non avrebbe scelto quella dedica. Alla fine radio, volto di Mussolini e dedica sono stati cancellati”.

RedSto