Processo Gilardoni. Negato anche il permesso per la figlia malata

31 Gennaio 2019 | Lario, Lecco, Mandello

MANDELLO DEL LARIO – Cambiano i testimoni ma non sembra cambiare il racconto delle condizioni di lavoro alla Gilardoni Raggi X di Mandello del Lario, soprattutto per quanto riguarda i due imputati principali – l’ex presidente Maria Cristina Gilardoni e l’ex direttore del personale Roberto Redaelli – che devono rispondere di maltrattamenti e lesioni, insieme al socio di minoranza Andrea Ascani Orsini e il medico del lavoro Maria Papagianni accusati per omessa vigilanza.

Concluse le deposizioni degli inquirenti e del figlio dell’ex presidente, Marco Taccani Gilardoni, sono stati sentiti i primi lavoratori. Nelle ricostruzioni Roberto Redaelli è stato dipinto come il “braccio armato della presidente”. Insulti e schiaffi erano la norma e nel 2013 furono 25 i dipendenti a lasciare l’azienda mandellese.

L’udienza di mercoledì ha dato spazio ad Alessandro Ballabio, primo dei dipendenti a denunciare i maltrattamenti (vedi l’articolo sotto), e ad Elena Colombo che ha raccontato di essersi vista negare un permesso per una visita medica delle figlia che all’epoca, nel 2014, aveva tre anni. In lacrime la donna ha anche raccontato le vessazioni subite prima di quell’episodio. I testi dell’accusa non sono terminati, il processo continuerà ancora a lungo.

 

Processo Gilardoni. “Redaelli sempre alle spalle della padrona”