Ieri una mia paziente, per prenotare una scintigrafia ossea, ha dovuto andare di persona allo sportello del reparto di medicina nucleare e quindi farsi 40 km in andata e 40 km in ritorno, perché è stato impossibile prenotare online o per telefono.
E questo la dice tutta sull’efficienza e la modernità del Sistema Italia.
Ovviamente, oltre al disagio, bisogna considerare il costo del carburante, l’inquinamento (tanto caro ai gretagreen), il tempo perso e l’intasamento inutile della mitica Regina, già al collasso in questi tempi per il traffico normale e turistico.
Da notare che la paziente si è potuta muovere con la propria auto, ma ci sono persone che non si possono muovere in autonomia e devono dipendere dal traporto pubblico (altra nota dolentissima) o da qualche amico o parente, quindi con disagi supplementari.

La paziente, quando è arrivata allo sportello, si è sentita rispondere che il primo posto disponibile è tra oltre due mesi!
Qui scatta la fin troppo facile e inconcludente indignazione (siamo tutti molto bravi ad indignarci) sui ritardi del Sistema Sanitario Nazionale.
Io vorrei superare questa classica reazione e andare oltre e chiedermi il perché.
La spiegazione è semplice: il sistema, che non ha risorse infinite (in generale non esistono risorse infinite, altro concetto difficile da far capire), è intasato da richieste non appropriate, voglio dire nello specifico che il sistema ha in nota nei due mesi di attesa scintigrafie che non servono.
Questo vale per tanti altri esami diagnostici, come la mammografia e la risonanza magnetica nucleare, o l’ecografia (ad esempio ora richiesta anche per una banale cisti della cute).
La colpa quindi è dei medici che intasano il sistema con richieste non appropriate.

Perché lo fanno?
Non certo per cattiveria o dispetto, ma per la solita medicina difensiva, per l’ottemperanza pedissequa, impersonale e un po’ ottusa alle famigerate “linee guida”, perché manca la preparazione clinica e il buon senso, per compiacere alle richieste dei pazienti, che usano, fin che posson, perché i medici stanno scarseggiando, l’arma del ricatto, anche etico e morale, che si sintetizza nel “se non me lo prescrive cambio medico” oppure “come si permette a non prescrivere l’esame indicato dallo specialista di fama?” ovviamente consultato pagando profumatamente la visita privata.
Per fare un esempio, questo è un caso recente e simpatico di risonanza non appropriata, che sicuramente ha portato via il posto ad un caso più importante: l’altro giorno in ambulatorio una paziente si lamentava che dopo una risonanza magnetica lombare le si erano bloccate le mestruazioni e questo le causava un fastidio ai seni.
Alla mia domanda, per quale motivo avesse fatto la risonanza, la risposta è stata che l’aveva fatta perché aveva una “rigidità lombare” (non so bene cosa sia) e che l’esame le era stata prescritto dal medico di base, che penso sia stato pressato e asfissiato dalla paziente, evidentemente psicotica.
Infatti mi ha riferito che le mestruazioni le si bloccano anche tutte le volte che prende l’aereo perché passa dal metal detector.
Ovviamente, a parte lo spiacevole blocco del ciclo, la risonanza è risultata negativa.

Per tornare al problema dell’appropriatezza diagnostica, ricordo che era stato sollevato a livello politico dalla Ministra Beatrice Lorenzin, poi è passato nel dimenticatoio, perché il governo era cambiato ed era arrivata l’epidemia Covid, con problemi più pressanti e più seri.
Comunque il problema, anche se non se ne parla più, rimane.
Come fare almeno per tamponarlo, perché risolverlo è un obiettivo troppo ambizioso e utopistico?
I suggerimenti sono diversi.
Occorre ripartire con una buona educazione clinica dei medici, campo spinoso perché si dovrebbe rivedere il sistema dell’insegnamento universitario e gli stessi criteri di ammissione alla Facoltà di Medicina, vedi abolizione dei test assurdi per mantenere il numero chiuso e aumentare la selezione su criteri meritocratici.
Ridare maggior autorità (e autorevolezza) decisionale al medico, che attualmente è frustrato dalla perenne competizione perdente con il collega dottor Google, con il quale il paziente si è precedentemente consultato.
Controllare l’appropriatezza delle richieste e far pagare al medico le richieste non appropriate.
Ma chi sarebbero i controllori?

Intanto basterebbe una gestione delle richieste fatta con buon senso, ma il sistema non ha senso, né buono né cattivo.
Le persone invece si, dovrebbero averlo (forse sono rimasto un idealista anche un po’ ingenuo).
A me sembra così semplice, ma evidentemente non lo è.

Per concludere, tornando al caso della paziente che ha stimolato quesite riflessioni, l’indicazione alla scintigrafia è che serve per controllare che non ci siano metastasi ossee (spero proprio che non ce ne siano) in una paziente giovane che nel giro di 12 anni ha sviluppato ben 3 tumori maligni nella stessa mammella.
Domani chiamerò un mio amico, medico nucleare, per vedere se riesco ad anticipare l’esame.
Ma il sistema sanitario non dovrebbe essere basato su favori e su una rete di conoscenze personali.

 

Giorgio M. Baratelli
Chirurgo senologo
Direttore Unità di Senologia Ospedale di Gravedona (CO)
Membro Comitato Scientifico Accademia di Senologia “Umberto Veronesi”
Presidente LILT di Como