LECCO – “Leggo da quanto emerso in questi giorni sulla stampa locale che il Sig. Nogara del PD di Bellano lancia le sue “grida” per la campagna elettorale regionale, con affermazioni sulla sanità alquanto discutibili e non corrispondenti alla realtà”. Lo afferma all’inizio di una lunga nota Paolo Favini, direttore generale dell’Asst di Lecco.

“Come da programma – spiega il DG – l’Ospedale di Comunità di Bellano ha aperto il 31/12/22 non con cinque posti letto come “erroneamente” riferisce il Sig. Nogara, ma con dieci posti letto perfettamente attivi. La carenza infermieristica che come sappiamo colpisce tutta l’Italia, grazie a politiche nazionali errate, ci ha impedito di arrivare ad assicurare un numero maggiore di posti letto. La direzione Strategica dell’ASST di Lecco ha ritenuto fondamentale rispettare i tempi per fornire un ulteriore servizio ai cittadini, non di un singolo paese, ma di tutto il territorio provinciale, favorendo la dimissione verso il territorio da parte dei due Ospedali di Lecco e Merate, dalle Medicina e dai Subacuti”.

“Non appena sarà possibile incrementare il personale infermieristico saranno aperti altri sei posti letto, in attesa degli ulteriori quattro, che necessitano di interventi strutturali a seguito della nuova normativa di  accreditamento. Non corrisponde al vero – attacca Favini – l’affermazione di Nogara dove riporta “Senza personale adeguato”. Tale affermazione offende lo stesso personale che con abnegazione opera quotidianamente al servizio della comunità. Il personale assegnato è altamente preparato alla gestione dei pazienti ad elevata complessità assistenziale e bassa complessità clinica ed adeguato per numero: cinque infermieri, sei OSS e un Coordinatore. Destinando il terzo piano all’Ospedale di Comunità e non avendo trovato sino ad oggi proposte alternative al posizionamento della CRA, nonostante interlocuzione con il Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci e direttamente con alcuni Sindaci, abbiamo ritenuto, per non ridurre i servizi alla popolazione, di spostare quattordici posti letto riabilitativi all’Ospedale di Merate, non affidando la gestione a una cooperativa sociale, ma utilizzando prestazioni di una cooperativa infermieristica per la copertura turni, causa nota carenza infermieristica e mantenendo tutta la gestione in carico ai Fisiatri dell’ASST e alla Direzione Medica di Presidio di Merate. Questo spostamento rientra comunque nella strategia di potenziamento del presidio meratese di alcuni servizi nella visione di evoluzione dell’Ospedale “San Leopoldo Mandic”. Nel momento in cui sarà possibile trovare una sede adeguata per la CRA, tali spazi vedranno l’apertura di ulteriori letti riabilitativi parallelamente a nuove acquisizioni di personale infermieristico che stiamo perseguendo con ripetuti concorsi”.

“Quindi – prosegue la nota – non esiste nessuna dismissione ma una visione prospettica proiettata sul futuro di Bellano, al contrario del Sig. Nogara che forse ha una visione rivolta al passato che si lagna con un inutile e sterile “come eravamo” pensando forse ad un Ospedale come quello rappresentato nei libri e nelle storie antiche di Andrea Vitali, e non a un Centro di riabilitazione e Distretto territoriale in fase di realizzazione per le esigenze attuali dei cittadini. Per quanto riguarda il CAL dialitico, è noto a chi si intende di Sanità che ovunque le emodialisi sono in riduzione grazie al miglioramento delle terapie nefrologiche e a tecniche dialitiche alternative, anche domiciliari, già in essere nella nostra ASST, e le richieste aumentano nel periodo estivo trovandoci in zona di villeggiatura. Per quanto concerne se ne eseguono mediamente 30/35 die effettuati negli orari previsti e nessuno viene lasciato indietro o in strada ameno che non giunga fuori dagli orari di aperura. Per quanto riguarda il decentramento di specialisti sul territorio, vale il ragionamento fatto anche per gli Infermieri: politiche errate nazionali hanno drasticamente ridotto la disponibilità di Specialisti rendendo non facile l’ampliamento di ulteriori servizi territoriali specialistici, oltre a quelli già esistenti”.

“Lo scritto in questione afferma poi che tutto deriva dal “Modello sanitario regionale convintamente intrapreso e sviluppato da ormai 28 anni dal Pirellone, che ha nel suo fondamento l’affidamento al privato a discapito di investimento sull’offerta pubblica, i cui limiti sono pericolosamente emersi a tutti in occasione della pandemia da Covid19”. Anche questo è palesemente un FALSO – dichiara Favini – come dimostrano i dati dell’Annuario Statistico del Servizio Nazionale anno 2019, pubblicati in questi giorni anche dalla stampa nazionale e cioè che l’impatto dei privati sulla sanità regionale per 1000 abitanti vede la Regione Lombardia al settimo posto, preceduta nettamente da Campania, Emilia-Romagna e Lazio, governate da coalizioni politiche diverse. Ed è ora di fare chiarezza anche sul Covid respingendo e rimandando al mittente lo sciacallaggio esercitato da alcune forze politiche e giornalistiche nei confronti della Sanità lombarda e quindi anche di tutti i suoi Operatori. I numeri non mentono. Durante la prima ondata sono stati contagiati in Italia un 1.500.000 di persone di cui:
750.000 Lombardia cioè 7,4 della popolazione
Veneto 1,9
Emilia-Romagna 2,9
Piemonte 3,5

E il tasso di letalità (proporzione di decessi nella popolazione infetta) è stato:
Italia 2,36
Lombardia 2,28
Emilia-Romagna 3,41
Liguria 3,21
Toscana 3,37
Veneto 3,23

Inoltre, sempre nella prima ondata che ha colpito con più virulenza, specie la Lombardia, la provincia con il più alto tasso di mortalità è risultata Piacenza, in Emilia-Romagna con un rapporto di 278 morti ogni 100.000 abitanti, peggio di Bergamo (256) e Lodi (247) le zone più colpite in Lombardia. Quindi più colpiti dal virus ma con una risposta migliore di altre Regioni nonostante le critiche sulla Medicina territoriale che alcuni continuano ad invocare. Inoltre i detrattori della sanità lombarda dovrebbero spiegare come mai 200.000 persone all’anno migrano da altre regioni italiane in Lombardia per farsi curare. Tutto è perfettibile ma per avanzare e migliorare anche il Centro Riabilitativo di Bellano bisogna guardare in avanti e non come espresso nello scritto rivolgersi solo alla storia e a quello che ha rappresentato una Struttura nel passato”.

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