Rubrica. Pedagogia: promuovere la lettura con i libri per bambini

8 Ottobre 2020 | Bellano, Cultura

BELLANO – Nuova settimana, nuova puntata della rubrica affidata alla pedagogista clinica Claudia Ferraroli.

Promuovere la lettura con i libri per bambini

Leggere fa bene, leggere è importante! Ormai lo si sente ripetere da chiunque, anche se in Italia i dati sulla lettura sono scoraggianti: si legge poco e male.

Sempre più ragazzi hanno difficoltà a decodificare un testo e non sono in grado di riflettere o affrontare temi emotivi e sociali. Ma allora come avvicinare i bambini, futuri ragazzi ed adulti, alla lettura?

Esiste da qualche anno sul mercato editoriale della narrativa per ragazzi un tipo di libro chiamato albo illustrato.

È un libro per bambini che in generale non ha molte pagine – dalle 24 alle 48 – un formato variabile dal 21×28 al 23×33 cm. È cartonato, per non essere distrutto troppo in fretta ed è scritto ed illustrato per bambini, ma godibile anche dagli adulti.

Contiene storie semplici, non articolate. Non racconta più solo fiabe, ma il mondo intero del bambino, con anche i problemi della società in cui esso è inserito. Così nascono albi sulla diversità, sull’handicap, sulla solitudine, sull’emarginazione, sulla malattia, sulla morte, sul razzismo, sull’olocausto, sulla guerra.

Questo è dovuto anche alla nuova identità di cui gode il bambino oggi: non più un essere che si allena a diventare adulto, ma qualcuno con una precisa identità e fisionomia.

L’albo è un sistema complesso di forma, parola e figura.

Forma e contenuto coincidono: questo perché i particolari nell’immagine, i caratteri usati per i font, l’uso del grassetto, i colori usati e la loro chiarezza o meno, la forma e la grandezza dell’albo, tutto questo coincide con il contenuto in una direzione di senso dell’intera opera. I bambini conoscono il senso e la forma delle cose come se fossero un tutt’uno, una realtà indistinta.

Tutto ciò che compone il libro fa parte della esperienza che si andrà a fare con esso. Ogni parte è significativa. L’incontro fra parola e immagine consente l’immedesimazione nell’esperienza che è totale e plurisensoriale.

Un albo è un libro oggetto, da tenere in mano, da toccare, soppesare, spostare, rigirare per cui viene esplorato dal bambino con il tatto e perfino con l’olfatto. Può essere un rettangolo, un quadrato, largo e basso o alto e stretto. Può avere degli spigoli o essere stondato, può essere sottile o voluminoso, liscio o ruvido al tatto, rigido o manipolabile, grande o piccolissimo. L’importante è che ci sia adesione della forma al contesto narrativo, perché la forma e il materiale usato per il libro è già un racconto.

Per quanto concerne il contenuto l’albo è un contenitore di domande e uno strumento di ricerca, educa alla varietà dei punti di vista. L’albo non è didascalico e nemmeno esplicito: ogni parola è misurata e calibrata. In questo sta la sua potenza pedagogica. Educa alla ricerca. Affronta anche i grandi temi filosofici, psicologici ed emotivi per questo è adatto a tutte le età. Le domande che contiene sono le stesse che si pone il bambino. Il suo valore pedagogico passa anche attraverso la qualità dell’immagine che caratterizza spesso queste proposte narrative, eseguite spesso da artisti che non sono necessariamente solo illustratori per l’infanzia, ma stilisti, scultori, pittori, scenografi. Educa pertanto all’osservazione, alla bellezza.

Il piccolo lettore può muoversi con estrema libertà nel testo, cogliendo di volta in volta ciò di cui ha bisogno nella comprensione dei significati e nella lettura dei simboli. L’atto di leggere diventa così imprevedibile e personalizzabile.

L’albo poi è una esperienza legata allo sfogliare le sue pagine, che non è come sfogliare un romanzo: l’albo si calcola per doppie pagine su cui figura un’unica illustrazione. Ogni doppia pagina è pertanto una sorpresa. Dalla pagina successiva ci si può aspettare qualsiasi cosa.

Girare la pagina ti fa essere dentro il libro.

L’albo diventa pedagogico in definitiva abbattendo il didascalismo, lo stereotipo, proponendo ironia, un finale aperto, senza facili rassicurazioni, parlando il linguaggio dell’infanzia, ma arrivando dritto al cuore anche degli adulti. Uno strumento pertanto prezioso e assolutamente consigliabile agli insegnanti, anche delle scuole superiori.

Ricordo ancora con grande emozione la lettura dell’albo “Fumo”- Logos edizioni, ai ragazzi frequentanti il quarto anno del liceo artistico. Un tema importante e spinoso come quello dell’olocausto arrivare dritto al cuore della tragedia attraverso gli occhi ingenui di un bambino all’interno di un campo di concentramento.

Claudia Ferraroli
Pedagogista clinica

Se avete qualche argomento relativo alla crescita del bambino che vorreste veder affrontato in questa rubrica, scrive a claudiaferraroli832@gmail.com.

 

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