Giovanni Bollea: i saggi non sbagliano mai | tatagioiosaEsistono delle indicazioni nel rispetto delle peculiarità delle famiglie e del bisogno di libertà dei bambini? Giovanni Bollea, considerato il padre della neuropsichiatria infantile, ha individuato quelle che lui definisce regole d’oro. Poche e ben definite.

Proviamo ad analizzarle.

I bambini hanno troppo, sostiene Bollea. L’eccessivo consumismo a cui siamo esposti ci porta a riempire stanze ed armadi dei nostri figli, riducendo desiderio, impegno nel raggiungere un piccolo traguardo e aprendo le porte alla noia. Un numero strettamente necessario di vestiti, pochi giochi, possibilmente fortemente desiderati e non mediati dal messaggio pubblicitario, il giusto quantitativo di cibo per garantire benessere, evitando eccesso di zuccheri e cibi conservati e confezionati.

Per quanto concerne i giochi, i più educativi sono quelli mediati dalla fantasia e dalle mani dei genitori. A volte bastano due pezzi di legno, del cartone riciclato e dei colori per rendere felice un bambino e stimolare il pensiero divergente e la capacità di problem solving.

I genitori spesso lamentano di non avere il tempo o la fantasia necessaria per costruire o inventare giochi con i propri figli. A questo proposito mi viene in mente un racconto di Claudio Pallottolini, autore del mazzo di carte – l’inventafavole – edito da il barbagianni, che narra che da bambino desiderava tanto che i suoi genitori gli raccontassero delle favole. La madre però soffriva di mutismo e il padre asseriva di non esserne capace.

La donna, vedendo il figlio particolarmente desideroso di vivere questo importante momento con un genitore, decise di darsi da fare e per qualche giorno armeggiò con carta, matite e pennelli. Dopo una settimana lasciò un pacchetto sul cuscino del marito, accompagnato da un biglietto” ora non avrai più scuse!”. Il padre scartò il pacco e vi trovò dentro un mazzo di carte. Su ogni carta era raffigurato un bellissimo disegno ispirato alle fiabe più famose.

Da quel giorno l’uomo, voltando di volta in volta carte diverse, iniziò a raccontare meravigliose favole, ispirato da tutto quello che le immagini evocavano in lui.

Oggi, volendo, non è nemmeno necessario essere abili nel disegno per creare un mazzo di carte narranti. Ne esistono molte in commercio a poco prezzo e spesso meravigliosamente illustrate.

Il professor Bollea ritiene inoltre che il tempo che dedichiamo ai nostri figli deve essere soprattutto contrassegnato dall’ intensità. Non è necessario passare tutto il giorno con loro, ma rientrare dal lavoro e dedicare per esempio subito almeno 30 minuti a coccolarli ed ascoltarli. Chiedere della loro giornata, senza necessariamente entrare subito nei dettagli su compiti e risultati scolastici.

Altra regola d’oro: dopo i tre anni introdurre i bambini ai piccoli lavori domestici ed attività autonome.

Per esempio a 3 anni sistemare i propri giocattoli, annaffiare le piante, gettare le cose nella spazzatura.

A 4/5 anni vestirsi e lavarsi da soli, apparecchiare la tavola, dare da mangiare all’animale di casa.
A 6/7 anni lavare i piatti sotto la supervisione dell’adulto, prepararsi lo zaino per la scuola, togliere la polvere dai mobili.
A 8/9 anni farsi la doccia da solo, rifarsi il letto, preparare la colazione.
A 10 /11 anni pulire la propria stanza, portare a spasso l’animale di casa, stendere i panni.

Lo sport poi va sicuramente incoraggiato, anche se prima di tutto deve essere lui/ lei a sceglierlo. Meglio se di gruppo con del sano agonismo, frutto di fatica ed impegno e non per diventare campioni. Per cui poca competizione e grande beneficio fisico e relazionale.

Infine va altamente incoraggiata la cultura artistica per abituarli a riconoscere il bello dentro e fuori di sé.

Teatro, musica, arti visive, musei e letture incoraggiano la creatività, l’espressione di sé ed aiutano a sviluppare le capacità comunicative.

Quelli per la cultura sono i soldi decisamente spesi meglio. I dati in questo settore però non sono molto incoraggianti: un minore su 10 sotto i 17 anni non è mai andato a teatro o in un museo! Esiste una povertà culturale, altrettanto preoccupante quanto quella economica!

In definitiva cibo, giochi, vestiti in misura ridotta al necessario, molta attività culturale, un certo numero di sport, attività di aiuto in casa per sviluppare l’autonomia e tante coccole e giochi con mamma e papà!

E la tecnologia? Tema importante da approfondire presto!


di
Claudia Ferraroli
Pedagogista clinica

 

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