Pian di Spagna. 300 cervi alla Poncetta, danni all’agricoltura

10 Gennaio 2021 | Alto Lario/Colico, Economia, Lario, Ovest, Politica

SORICO – Il Pian di Spagna con la sua riserva, si estende per circa 1600 ettari di terreno ed è compreso tra le provincie di Sondrio e Como, comprendendo al suo interno cinque Comuni: Sorico e Gera Lario per la parte comasca, Dubino, Verceia e Novate Mezzola per quella sondriese.

Ultimamente un branco di circa 300 cervi stabula nella zona della Poncetta, creando enormi danni agli agricoltori che coltivano i terreni per il sostentamento dei propri animali.

Ad illustrarci la situazione c’è un giovane e futuro agricoltore, Matteo Sciani di Sorico.

“Oltre ai 300 cervi che pascolano tranquillamente nei prati, non lasciandoci il fieno per le bovine, i cinghiali distruggono i prati nel vero senso della parola, lasciando tracce molto pesanti, come se fosse passato un escavatore. Già era successo quest’inverno, e prima che fossero abbattuti (o così almeno ci era stato detto) c’è dovuto passare diverso tempo. E i danni li ho dovuti sistemare IO, girando tutti i prati con un badile, senza ricevere il sostegno da chi di competenza. Ma adesso la situazione potrebbe diventare di sicuro peggiore, nei prati sta crescendo il fieno e i campi sono pronti per la semina”.

Allora, che fare?
“Chiedo solamente l’intervento delle persone che hanno la competenza il prima possibile. Altrimenti per la prossima stagione invernale non avremo fieno a sufficienza, e quel poco i nostri animali non lo mangeranno perché sporco di deiezioni e pieno di terra. Oltre a questo anche i macchinari ricevono danni dai prati rovinati. Vorrei che qualcuno capisse anche che in questi pomeriggi verso le 16 un bel gruppo di cervi esce dal ‘cariceto’ in gran velocità, e io non ho mai visto nessuna persona girare in queste zone, come suppone la polizia locale. Secondo me sono i cinghiali che fanno scappare i cervi al pomeriggio, mettendo a rischio anche la vita degli automobilisti che percorrono il rettilineo Ponte del Passo-Nuova Olonio, e potendo magari rallentare anche i mezzi di soccorso, però questa è solo una mia ipotesi”.

“La storia continua senza miglioramenti, anzi con soli continui peggioramenti. La fauna selvatica, non appartenente alle specie protette dalla Riserva, aumenta a dismisura (basti pensare a quanti cinghialini nascono da una cinghiala in un anno e ai cerbiatti che sono nati da oltre 300 cervi). Non ci sono stati ancora abbattimenti o interventi concreti di controllo di questi animali, e si spera che presto vengano effettuati. Intanto i cinghiali ogni giorno ribaltano metri quadrati dopo metri quadrati di prati e di campi, senza essersi mai fermati da diverso tempo. Di questo passo sarà impossibile sistemare i prati (con ingenti costi, probabilmente di tasca propria di proprietari/affittuari) anche prima della primavera, in modo da avere garantita una discreta produzione di maggengo”.

C’è anche da dire che, da quanto mi ha insegnato la scuola in agronomia, un prato andrebbe seminato in autunno prima del gelo, e non in primavera. Quest’anno il primo taglio si farà quando di solito si tagliava il secondo. E se magari dopo aver livellato, seminato e rullato un prato ti ritrovi il prato nuovamente sottosopra? Tanto chi ha tirato fuori i soldi sei tu. Come fai anche a seminare il mais se poi non fa in tempo a crescere? Non sarà magari anche pericoloso trovarsi un cinghiale appena fuori dalla porta della stalla? Aggiungo che i cinghiali trasmettono la peste suina, malattia che dall’Asia ha raggiunto l’Europa, e questo potrebbe costringere a chiudere allevamenti di suini. E parlando di cervi certamente non si può stare più allegri. Il quarto taglio l’hanno mangiato tutto (così come quelli precedenti) obbligando chi non ha fieno a sufficienza a comprarselo di tasca propria. E quello che è stato prodotto è di bassissima qualità, in pratica hanno lasciato indietro ciò che non gli piaceva (e che non è troppo apprezzato neanche dalle bovine). Con l’inverno e il suolo lasciato nudo lasciano evidenti i loro passaggi. Le loro zampette, a furia di scorrazzare, e con il terreno non sempre gelato ma sempre umido, creano dei veri e propri buchi, dove il suolo non produrrà. Ma adesso i cervi hanno tanta fame e per qualcuno sono liberi di mangiarsi il fieno (depositato non all’esterno ma sotto tettoie). Non si potrebbe pensare di lasciare una grande rotoballa di fieno fasciato in un prato perché non so cosa si troverebbe. Per la fame, i cari cervi, ti mangiano anche la siepe davanti a casa, le verdure nell’orto e le piante da frutto. Ci sarebbe anche da pensare alle malattie che trasmettono ai bovini e ad altri animali allevati, soprattutto se si trovano in numero superiore a quello stabilito dalla legge per ettaro, e se si continuano a riprodurre tra di loro. Il problema delle nutrie nel Pian di Spagna non lo conosco direttamente, ma conosco bene i danni che fanno a Codogno e nella Pianura Padana. Distruggono argini di canali, con continui interventi di riparazione, distruggono le coltivazioni, e con le loro buche hanno provocato non pochi problemi di ribaltamento di trattori e altre macchine agricole. Possibile che, ad esempio i cinghiali, sono stati visti da diversi agricoltori ma nessuna guardia li abbia visti? Per me non è possibile”.

Ma i cervi non sono in fuga?
“Le associazioni ambientaliste (da salotto) dicono che questo tipo di fauna è in fuga pericolosamente perché è spaventata. Spaventati da chi? Se ti arrivano a un metro dalla porta della stalla/casa con le luci accese come se niente fosse! E se punti i fari della macchina e ti guardano un secondo poi ritornano a mangiare perché tanto sanno che non gli puoi fare niente. E alla mattina passi vicino e vedi che si svegliano e si stiracchiano con tutti i loro comodi davanti alla stalla. Magari sono in fuga perché come tutti gli animali (giustamente) hanno fame e non trovano più nulla? Quest’ultima ipotesi mi sa che a qualcuno non è mai venuta in mente, oppure preferisce accusare chi si trova magari nel suo terreno (diritto di proprietà direbbe la legge, e non solo se c’è da pagare) perché i suoi ideali senza fondamento dicono così. La fame non fa parte degli istinti? Per chi trova il piatto pronto no. I volatili, teoricamente i principali protetti, come fanno a nidificare? Sono entrato nei cariceti (carec) e non si trova un nido o un uccello, solo “autostrade” e distruzione. Non ditemi che non posso entrare in un cariceto perché sono tutti di proprietà PRIVATA. Le mie amiche associazioni ambientaliste mi sa che inoltre non sappiano molto sui liquami e sui reflui zootecnici più in generale. In Italia la loro gestione è affidata alle regioni. La Regione Lombardia, attraverso la Direttiva Nitrati ( legge 676 del 1991) suddivide il suo territorio in due grandi zone, quelle ordinarie e quelle vulnerabili. L’intero territorio della Riserva entra nella seconda, viste le vicinanze di vari corsi d’acqua e di laghi di notevole importanza. Qui è possibile distribuire 170 kg di azoto zootecnico per ettaro, a differenza dei 340 kg di azoto per ettaro possibili da distribuire nelle zone ordinarie. Quindi la distribuzione di liquami e letami è senz’altro contenuta. Una azienda è OBBLIGATA ad avere un certo numero di ettari di terreno spandibili in proporzione agli animali che possiede. Quindi è impossibile avere un surplus di liquame che viene distribuito ugualmente, perché non mancano i controlli. Questo non lo dico io, ma lo dice una normativa basata su dei modelli matematici, studiati da persone con più competenze di me e degli “ambientalisti”. Se riusciste a limitare ulteriormente la quantità spandibile, dopo non venite a lamentarvi se vengono usati ulteriormente prodotti di sintesi (concimi chimici) per raggiungere l’azoto richiesto dalle singole colture”.

“Da quanto mi sembra di capire – aggiunge Matteo – ci sono anche dei problemi sulle recinzioni non correttamente funzionanti. È facilissimo da capire il perché: non sono difettose o posizionate sbagliate, semplicemente non sono pensate per resistere all’urto di un così alto numero di animali. Ecco un esempio banalissimo. È come se una persona si attacca ad un ramo e non succede nulla, ma se le persone diventato dieci il ramo si spezza! Perciò gli automobilisti sono a continuo rischio, e i 70 km/h non bastano. Bisognerebbe andare a 10 km/h!!! E non sto dicendo che bisognerebbe abbassare ulteriormente i limiti, perché non è questo il modo di risolvere i problemi. Senza parlare delle recinzioni alle colture che sono diventate pressoché inutili, se non altro per far perdere tempo nella sistemazione giornaliera a chi di tempo non ne ha e per far buttare via un mucchio di soldi.
Spero di essere stato abbastanza chiaro, come dovrebbe esserlo chi frequenta un Istituto Tecnico Agrario, e non come chi non ha mezza conoscenza. A Giugno finirò la scuola, ma sono certo che in queste condizioni non potrò realizzare il mio sogno di portare avanti l’azienda di famiglia”.